√ Muse concerto Stadio Olimpico di Roma: recensione, scaletta e foto | News

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2079. Alla fine hanno vinto loro, le macchine. Che ora dominano il pianeta Terra, completamente devastato dalla guerra tra i replicanti e gli umani. Il mondo è un posto che fa paura, buio e tenebroso: alterato, completamente diverso da come era quando ad abitarlo erano gli uomini, che pure non erano così rispettosi dell’ambiente che li ospitava. Si pensa che qualche umano sia riuscito a sfuggire allo sterminio: è per questo che giorno e notte truppe di replicanti, tutti armati, marciano e perlustrano ogni angolo delle diverse città – tutte in rovina – alla ricerca di eventuali superstiti. No, non è la trama del terzo capitolo della saga di “Blade Runner”, ma il futuro visto dagli occhi dei Muse: quello che Matt Bellamy e soci stanno portando sui palchi degli stadi con il loro nuovo tour mondiale è un vero e proprio concept-show incentrato sull’ultimo album di inediti della band britannica, “Simulation theory” (uscito lo scorso autunno) e ispirato a una certa letteratura e filmografia.

Dentro c’è un po’ di tutto: la distopia di “1984” – da sempre tra i punti di riferimento dei Muse, che al libro di Orwell si ispirarono già nell’album “The resistance” del 2009 – incontra nello spettacolo del gruppo britannico la visione del futuro di serie come “Black mirror” e di film come lo stesso “Blade runner”, non meno terrificante rispetto a quella proposta dallo scrittore nel suo capolavoro. Sembra quasi di essere dentro un libro della collana Urania di Mondadori: spie, segugi, raggi laser, robot mostruosi che hanno quasi le sembianze degli alieni di “Alien” (Ridley Scott torna anche qui) o del demogorgone di “Stranger things”. Il tutto condito da un’estetica anni ’80, quella a cui il trio guidato da Matt Bellamy ha attinto per “Simulation theory”, tra videogames e citazioni più o meno esplicite di simboli di quella decade (come nel video del singolo “Something human”, che però non suonano nei concerti di questo tour).

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Più che un concerto, quello che i Muse portano sul palco è uno spettacolo a metà tra musical e film, caratterizzato da elementi scenografici spettacolari (le spie che vengono calate dall’alto, le truppe che circondano il trio sul palco, il gigantesco robot che alla fine prova a catturare Bellamy e compagni) e da un uso massiccio dei visual, mostrati sul maxischermo alle spalle dei tre musicisti: di questo concept-show, le canzoni in scaletta rappresentano un’ideale colonna sonora, che include tanto i brani del nuovo album “Simulation theory” quanto pezzi dei dischi precedenti adattati al tema dello spettacolo (“Uprising”, “Plug in baby”, “Supermassive black hole”, “Madness”, “Mercy”, “Time is running out”). Così – giusto per fare un esempio – se nel tour di “Drones” le urla all’inizio di “Psycho” erano quelle di un sergente spietato (ispirato al maggiore Hartman di “Full metal jacket”), qui è il replicante a capo dell’esercito di robot a dettare i comandi.

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La resistenza umana? È rappresentata dai Muse, i tre umani riusciti a sfuggire al massacro compiuto dall’esercito di replicanti, che con la loro musica riescono a difendersi dagli attacchi dei robot: il suono è un’evoluzione di quello che aveva caratterizzato “Drones”, con il rock spigoloso e tagliente di Bellamy e soci che incontra l’elettronica di certe produzioni anni ’80 (Jean-Michel Jarre, Tangerine Dream, Vangelis) e di colonne sonore di film-cult del genere fantascientifico (John Carpenter su tutti), tra chitarre distorte al massimo, bassi potentissimi e batterie reali sovrapposte a drum machine.

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Spoiler: alla fine la spuntano i Muse. E ora siamo curiosi di scoprire cosa succederà nel prossimo capitolo della saga.

di Mattia Marzi

SCALETTA:

“Algorithm”

“Pressure”

“Psycho”

“Break it to me”

“Uprising”

“Propaganda”

“Plug in baby”

“Pray (High Valyrian)”

“The dark side”

“Supermassive black hole”

“Thought contagion”

“Interlude”

“Hysteria”

“Bliss”

“The 2nd law: unsustainable”

“Dig down”

“Madness”

“Mercy”

“Time is running out”

“Houston jam”

“Take a bow”

“Prelude”

“Starlight”

“Algorithm”

“Stockholm syndrome / Assassin / Reapers / The handler / New born”

“Knights of Cydonia”



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