A Milano si riqualifica Lorenteggio. A Roma si sgomberano le occupazioni

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Il recente sgombero dell’ex scuola occupata nella borgata romana di Primavalle situata nel nord-est della capitale, dove da quasi vent’anni vivevano duecento persone, sintetizza alla perfezione le modalità di gestione dell’emergenza abitativa nella capitale. Il Movimento 5 Stelle, di fatto, non ha invertito la tendenza a affidarsi a politiche emergenziali di breve respiro, che costano larghe somme di denaro pubblico e non incidono in modo concreto sulla vita delle persone che non possono permettersi un’abitazione. Anche in questo caso alle famiglie è stata offerta una dimora temporanea. Fino al 14 agosto, per un costo totale di 64 mila euro – 19 euro a persona al giorno. Tutti soldi pubblici. Un costo insostenibile che non può far altro che lievitare dato che, per ora, non si è trovata una sistemazione alternativa e di lungo termine.

 

La giunta capitolina, insomma, sembra impreparata ad affrontare la situazione. Ben venga la rimozione del direttore dipartimento politiche abitative Aldo Barletta. Ma la spada di Damocle pendeva sulla sua testa già da tempo; una mossa scontata, che mal cela un imbarazzo crescente attorno alla sindaca e all’assessorato per le politiche abitative.

 

A differenza di quanto succede nella capitale, Milano, che da anni sta affrontando una crisi simile a quella romana, sta provando a costruire nuove strategie – concrete, per come vengono presentate – per ribaltare lo status quo. Giovedì 19 luglio si è tenuto un incontro pubblico sul programma di rigenerazione del quartiere Lorenteggio a cui hanno preso parte l’assessore alla Casa e Lavori Pubblici Gabriele Rabaiotti, l’assessore regionale alle Politiche sociali, abitative e disabilità Stefano Bolognini, il presidente di Aler Milano Angelo Sala e i sindacati competenti, tra cui Unione Inquilini e Sicet. Lorenteggio è un quartiere popolare attraversato da tutti i noti problemi delle periferie – malavita, spaccio, abbandono scolastico – a cui si aggiunge una pessima gestione delle case popolari da parte dell’Aler. Molti degli appartamenti gestiti dall’azienda lombarda infatti sono piccoli, vecchi e fatiscenti. Molte case sono vuote o inagibili e vengono regolarmente occupate abusivamente. Nel solo quadrilatero di via Giambellino ci sono circa 800 appartamenti sfitti: si stima che la metà sia occupata. Di questo sfortunato quartiere si è parlato molto a dicembre dell’anno scorso, quando una maxi operazione dei carabinieri ha portato all’arresto di nove persone per reato di associazione a delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di alloggi di edilizia pubblica – otto di loro sono sono stati rimessi in libertà un mese fa. Il Comitato Abitanti Giambellino e Lorenteggio offriva supporto a famiglie che non potevano permettersi una casa dove vivere: i giovani membri del comitato aiutavano queste persone ad individuare alcune case popolari sfitte, sfondare i portoni e insediarsi all’interno delle abitazioni.

 

Secondo quanto riferisce il comune di Milano il piano prevede “la demolizione e ricostruzione di alcuni edifici, la riqualificazione degli alloggi, l’efficientamento energetico della scuola di via Narcisi, l’edificazione della nuova biblioteca di via Odazio, la sistemazione di alcune strade e degli spazi a verde, l’apertura della sede del Laboratorio sociale che sarà il punto di riferimento in quartiere per gli inquilini”. Il piano non è troppo ambizioso – si aggira il problema delle occupazioni ad esempio, e non viene neanche presa in considerazione l’ipotesi di investire in nuovi alloggi sociali. Qualche acuto osservatore del quartiere fa inoltre notare che “è stato l’ennesimo incontro di facciata, ma almeno è stato preso un impegno”. Gli assessori e il presidente di Aler si sono confrontati con i sindacati e la popolazione. Se entro dicembre le palazzine designate non verranno abbattute, sapremo di chi sarà la colpa.

 

In quel di Milano insomma succede una cosa che non accade nella capitale: si prendono delle responsabilità. E pazienza se ci si aspettava di più dal neo insediato Rabaiotti, che è stato presidente proprio di zona 6 – quella dove è situato Lorenteggio – nella precedente consiliatura. L’incontro di giovedì può definire l’inizio di una nuova stagione per uno dei quartieri più difficili di Milano. È soprattutto un’occasione unica per l’Aler di riconquistare fiducia da parte di una cittadinanza vessata da anni di malgoverno. Nel frattempo, nella giunta capitolina, tutto tace.



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