bambino rifiutato dalla famiglia perché autistico

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Questa vicenda giunge dal Trentino: un bambino di 11 anni è stato rifiutato dalla sua famiglia perché autistico e ora è affidato al Tribunale dei minori. A denunciare pubblicamente il fatto sono gli operatori di Casa Sebastiano, una struttura all’avanguardia in Trentino che segue le persone con autismo. La Fondazione ha usato i suoi canali social ufficiali per rendere nota la vicenda e provare a trovare una soluzione.

Gli operatori spiegano che è arrivata una telefonata da fuori regione da parte di alcuni assistenti sociali che hanno chiesto il loro aiuto per un bambino di 11 anni: “la sua famiglia non lo vuole più” si diceva nella chiamata.

La struttura, basita da queste parole, si è vista costretta a negare l’aiuto perché si tratta di un minorenne e non è autorizzata ad accoglierlo. Gli operatori sottolineano, però, come queste richieste di aiuto siano fallimento per tutta la società perché se una famiglia smette di lottare, questo rappresenta una sconfitta per tutti. Uno dei fondatori di Casa Sebastiano, Giuseppe Coletti ricorda, inoltre, che mancano proprio gli aiuti e le informazioni e che questi ragazzi terminano la scuola dell’obbligo e dopo risulta quasi impossibile trovare supporto in età adulta, quando i ragazzi dovrebbero entrare nel mondo del lavoro ma, invece, rimangono ‘lasciati soli’ con la famiglia.

Agli operatori del centro trentino Casa Sebastiano capita di ricevere telefonate con richieste di aiuto praticamente tutti i i giorni ma questa era diversa perché si tratta di un vero abbandono, di un’arresa.

Assisi offre accoglienza

La notizia, proprio perché così sconvolgente, ha fatto rapidamente il giro del web fino ad arrivare ad Assisi dove, forse, potrà trovare un lietissimo epilogo. La presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, Francesca Di Maolo, si è infatti, resa disponibile ad aprire le porte della struttura al piccolo.

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Cronaca Nera

La Di Maolo ha dichiarato che la proposta di aiuto e di accoglienza per il bimbo è valido anche per i genitori. L’Istituto ospita disabili (e le loro famiglie) e la presidente ricorda come i casi disperati siano molti e come tanti genitori arrivino in struttura con ferite interne ma anche con segni sul corpo (soprattutto quando i figli soffrono di disturbi del comportamento). La Di Maolo, come il presidente di Casa Sebastiano, sottolinea poi come le famiglie dei bambini diversamente abili siano lasciate sole, percepite come un costo a carico delle risorse pubbliche.

La presidente di Maolo ricorda inoltre che spesso, per le persone con fragilità sia importante avere compagni di viaggio e trovare persone umane le quali sappiano ‘sentire il sentire dell’altro’: questo è più importante di qualsiasi terapia.

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