Carabiniere ucciso a Roma, folla ai funerali nella chiesa delle nozze. Nistri: “Le polemiche non siano la 12esima coltellata”

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La folla ha accolto il feretro tra gli applausi fuori dalla chiesa di Somma Vesuviana, il suo paese in provincia di Napoli, dove si era sposato poco più di un mese fa. A reggere la bara di Mario Cerciello Rega ci sono i suoi colleghi carabinieri. Dietro, nascosta dietro gli occhiali da sole, la moglie Rosa Maria Esilia, che per la celebrazione ha scelto lo stesso passo del Vangelo del loro matrimonio. Si tratta dei versetti di Matteo in cui Gesù definisce i suoi discepoli il sale della terra e la luce del mondo. Alle esequie, iniziate alle 12, ci sono anche i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, e la sindaca di Roma Virginia Raggi. E a rivolgersi al mondo della politica è stato dopo l’omelia il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri: “Se è concesso al comandante generale in questo momento fare delle richieste vorrei che si trasformassero in due parole: rispetto e riconoscenza. Il cuore di Mario è stato trafitto da 11 coltellate, è bene che noi tutti si eviti la dodicesima coltellata, serve rispetto. Giusti i dibattiti, sono legittimi, ma teniamoli lontani, non oggi, e i toni non siano la dodicesima coltellata”. Un riferimento diretto alle polemiche di questi giorni sulla foto di Natale, bendato dopo l’arresto, rilanciata anche da Salvini. “Chiedo rispetto per la famiglia, per l’uomo che era e per il carabiniere che è morto per tutelare i diritti di tutti, a partire dal diritto all’equo trattamento che ha ogni persona, anche chi è arrestato perché ha compiuto qualche orrendo crimine“. Tante le persone che hanno voluto essere ai funerali: oltre 400 hanno affollato i banchi già un’ora e mezza prima dell’inizio della funzione religiosa e altre mille si sono radunate all’esterno. Uomini delle forze dell’ordine, sacerdoti tra cui padre Maurizio Patriciello, gente comune, parenti e amici ma anche chi non conosceva il vicebrigadiere ed è giunto da Napoli apposta per rendergli omaggio. Sulla bara la bandiera tricolore e una maglietta del Napoli col numero 24, assegnato a Lorenzo Insigne. Prima della benedizione del feretro, la moglie del vicebrigadiere ha letto un racconto che parlava della creazione della moglie di un carabiniere, chiamata a essere forte davanti alle difficoltà che il marito deve affrontare.

L’omelia Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, durante l’omelia ha esortato i “responsabili della cosa pubblica, e tutti noi” a “imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà”. “La morte di Mario – ha proseguito il monsignore – risveglia in noi, in qualche modo, la nostalgia del sapore buono di valori come la legalità, la solidarietà, il coraggio, la pace, troppo spesso sostituito dai sapori estremi del benessere, della violenza, delle dipendenze, che alterano il gusto della vita e non rendono capaci di custodirla”. Marcianò ricorda anche che Mario per i suoi colleghi “incarnasse a perfezione la missione del carabiniere, con competenza e destrezza ma anche con una dedizione e una cura della persona superiori a ogni regolamento scritto; era capace di vegliare una notte intera in ospedale, accanto a una madre vedova e alla figlia, o di provvedere ai pasti e alla dignità dei criminali arrestati”. E l’arcivescovo ordinario militare sottolinea: “Sì, ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani. Mario, un giovane meraviglioso che ha scoperto il sapore dell’esistenza non nello sballo ma nel dono di sé: nel volontariato di barelliere all’Ordine di Malta, nell’essere uomo dei poveri e ultimi, dei senzatetto con i quali condivideva il suo tempo libero, i suoi averi, il suo sorriso”.

Il caso della foto – “Parlare più del ragazzo bendato che del nostro carabiniere ucciso significa buttarla in caciara“. Nel giorno dei funerali il vicepremier Luigi Di Maio torna sulle polemiche relative alla foto Christian Natale Hjorth bendato, nella caserma di via in Selci, durante l’interrogatorio di venerdì. Anche perché l’immagine sta facendo il giro del mondo è ha mosso “con cautela” anche il dipartimento di Stato degli Usa. Secondo il capo politico del M5S, “quella foto non è bella, sicuramente ha fatto bene l’Arma dei Carabinieri a trasferire i militari che avevano compiuto quest’atto. Però non voglio che la si butti in caciara: abbiamo un nostro servitore dello Stato ammazzato con undici coltellate”. E ancora: “Spero diano loro l’ergastolo“.

L’episodio, minimizzato dall’altro vicepremier, Matteo Salvini, è stato commentato anche dal premier Giuseppe Conte. “Non c’è nessun dubbio che la vittima di questa tragedia sia il nostro carabiniere, il nostro Mario. Invito tutti a considerare, tuttavia, che bene ha fatto l’Arma a individuare il responsabile di questo improprio trattamento e a disporre il suo immediato trasferimento”, provvedimento già disposto dai vertici dell’Arma. Il presidente del Consiglio ha poi chiarito: “Riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati. Parimenti censurabile è il comportamento di chi ha diffuso la foto via social in spregio delle più elementari regole sulla tutela della privacy”.

Al dipartimento di Stato Usa si è scelto di procedere con “cautela”. Secondo l’Adnkronos, Washington per ora ha scelto la “linea del silenzio“, che potrà essere eventualmente interrotto per esprimere cordoglio per la morte del giovane carabiniere. Un intervento di peso sulla vicenda, in questo momento, “non è ritenuto strategico”. L’immagine “avrebbe avuto più impatto sui media Usa che sui vertici del dipartimento di Stato”. Per il momento, a Washington, si preferisce “aspettare di capire” come evolverà la vicenda, anche dal punto di vista processuale. Secondo le fonti interpellate, appare poco praticabile anche la strada dell’estradizione, evocata da alcuni media. La parola d’ordine, in questo momento, è una sola: “cautela“.


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