”Che ne pensa di Prodi, presidente quando morirono 81 suoi connazionali albanesi in mare?”. Ecco il ”benvenuto” dei Giovani della Lega al nuovo coordinatore del Pd

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TRENTO. ”Siamo curiosi di conoscere anche il suo parere su Romano Prodi, da lui indicato come riferimento e che era Presidente del Consiglio quando avvenne il Naufragio della Katër i Radës, naufragio in cui morirono 81 suoi connazionali albanesi”. Questo è l’elegante ”benevenuto” dei giovani della Lega al nuovo coordinatore cittadino del Partito democratico di Trento, Kristofor Ceko. Un giovane di 31 anni nato in Albania, arrivato in Trentino nel 2007 per studiare Giurisprudenza (dove si è laureato mentre lavorava da piazzaiolo per mantenesi gli studi) e raggiungere la sorella che si trovava a Riva del Garda dal 2002.

 

Nel Pd dal 2013 la scorsa settimana è stato scelto per ricoprire questo importante ruolo a un anno dalle elezioni comunali dove il centrosinistra sarà chiamato a fare quadrato per tenere la città mentre Salvini, a livello nazionale, continua a viaggiare su livelli altissimi di consenso. Sarà Ceko a ”coordinare” le attività e le iniziative politiche del partito a Trento e a lavorare alle strategie verso le elezioni amministrative. Insomma, un ruolo importante per una persona giovane, dal buon curriculum e impegnata politicamente. Una persona che, in questi giorni, è stata intervistata dalla stampa come normale che fosse. Ma la cosa non è piaciuta ai giovani della Lega che hanno sentito l’esigenza di fare un comunicato stampa sull’argomento.

 

”Ieri mattina la stampa locale ha dedicato una lunga intervista al nuovo coordinatore del Partito Democrarico di Trento – scrivono i giovani leghisti -. Non possiamo fare a meno di notare che per la Lega Giovani era stato dedicato appena un trafiletto, ma prendiamo atto che esistono figli e “figliastri”. A parte ciò, crediamo sia positivo che il PD punti finalmente su un giovane per Trento, ma vogliamo capire se sarà coordinatore dei trentini o degli stranieri, visto che la sua preoccupazione principale sembra sia la concessione della cittadinanza agli studenti stranieri. Siamo curiosi di conoscere anche il suo parere su Romano Prodi, da lui indicato come riferimento e che era Presidente del Consiglio quando avvenne il Naufragio della Katër i Radës, naufragio in cui morirono 81 suoi connazionali albanesi’‘.

 

Un triste affondo che in poche righe, però, traccia un percorso chiaro, mostra un modo di pensare che, evidentemente, i giovani leghisti stanno maturando: da un lato la critica (nemmeno tanto) velata alla stampa, che (incredibile) decide (ancora) autonomamente chi intervistare, a chi dare più spazio o meno spazio, insomma si arroga il diritto di avere una linea editoriale e di pensare che qualcuno può essere più interessante di qualcun’altro.

 

Dall’altro la continua ossessione per gli stranieri, sempre e comunque infilati in qualsiasi discorso, unico termine di paragone politico. Infine la scivolata a gamba tesa secondo un copione classico del ”benaltrismo”, in pieno stile ”e allora il Pd”: Ceko, nell’intervista, cita Prodi come figura politica di riferimento e allora i giovani leghisti tornano al 1997 e al blocco navale imposto quell’anno dal centrosinistra dopo che l’Albania era caduta nel caos e all’incidente avvenuto nel canale di Otranto tra una corvetta della Marina Militare e una nave con a bordo 120 profughi.

 

Un dramma umanitario usato come clava politica dai giovani leghisti forse nel tentativo di creare un parallelismo tra il loro Capitano Salvini (con i blocchi navali e le persone che affogano in mare ma l’importante è che le Ong stiano lontane) e il presidente del consiglio dell’epoca Prodi che si trovò a gestire un’emergenza senza pari con il terrore che si riverificasse quanto accaduto nel 1991 quando i profughi albanesi sbarcavano a migliaia. Per esempio il 7 marzo 1991 ne sbarcarono 27.000, l’8 agosto altri 20.000 (quando in questo periodo si continua a parlare di invasione e a permettere che dei barconi affondino quando in tutto il 2018 sono arrivate 23.371 persone, dati Unhcr). Nel 1997 cominciò dall’Albania la seconda ondata migratoria conseguenza della crisi delle “piramidi finanziarie” che causò il periodo storico chiamato “anarchia albanese”.

 

E i meno giovani ricorderanno le notizie di cronaca delle sparatorie tra scafisti armati di kalashnikov e motovedette della Marina Italiana e i gommoni usati per i profughi che servivano anche al contrabbando. Qualcuno ricorderà anche quel che accadeva su suolo pugliese (non solo in mare) con il periodo, sanguinoso, dei “blindati” che venivano usati dai contrabbandieri di uomini e merci per sfondare fisicamente i mezzi dei carabinieri e della polizia e per soverchiarli negli scontri a fuoco. La situazione era esplosiva e il governo italiano e quello albanese (che in 7 anni aveva ”perso” il 15% della popolazione scappata verso occidente) decisero per il blocco navale e non solo: il 28 marzo 1997 venne firmata la Risoluzione 1101 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo che l’Italia l’aveva presentata a pochi giorni di distanza dal terribile incidente di Otranto.

 

Una risoluzione che prevedeva la creazione di una forza di protezione internazionale che gestisse gli aiuti umanitari per l’Albania. I nostri vicini di casa non furono lasciati soli, non si alzò nessun muro e si operò sotto l’egida dell’Onu e dell’Osce. E fu così che nacquero due distinte operazioni: Alba (coordinata dall’Italia) e Libelle (coordinata dalla Germania). Alba, coordinata dal ministero della difesa italiano, con quasi 7.000 soldati internazionali coinvolti fu un successo (pur con incidenti, imprevisti e criticità) e contribuì a ristabilizzare il paese balcanico. Tante furono le critiche per il governo Prodi, soprattutto da sinistra, per la decisione di agire in questo senso. Oggi le critiche arrivano dai giovani della Lega quasi a voler ricordare che ”anche Prodi è stato cattivo come Salvini e allora, caro Ceko, come la mettiamo?”.

 

La risposta non può che essere ”benaltrista”: e allora la Lega in quegli anni cosa faceva? Qui un interessante articolo del 27 marzo 1997 il giorno prima della tragedia di Otranto che sembra un lungo, incredibile déjà vu. 

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