Commisso: «La mia vita a stelle e strisce da Internet alla Fiorentina»

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Il suo professore di ginnastica al termine del liceo chiama l’allenatore della squadra di calcio della Columbia University per parlargli di un promettente ragazzo italiano con una buona media scolastica. Commisso non aveva mai giocato a calcio nella squadra della scuola perché doveva lavorare, ma sapeva giocare a pallone tanto che viene ammesso nella prestigiosa università newyorchese con una “full scholarship”. Si laurea in Ingegneria gestionale senza problemi e poi consegue un Mba sempre alla Columbia, continuando a giocare e a vincere con la squadra di calcio universitaria. Nel 2004 la Columbia University, dopo i suoi successi imprenditoriali lo inserisce nell’elenco dei migliori 250 allievi della sua lunga storia bicentenaria e nel 2013 gli intitola il proprio stadio di calcio, in ragione dei milioni di dollari che in questi anni Commisso ha donato all’ateneo e del sostegno dato alle squadre di calcio maschile e femminile.
La discoteca nel Bronx
Studio, lavoro e sport. Negli anni dell’università Rocco continua a darsi da fare e a lavorare. «Erano gli anni della disco music e io con i miei fratelli aprii la prima discoteca italo americana nel Bronx». Il locale si chiamava Act III, l’anno era il 1975. «Sono andato avanti con la discoteca fino al 1981 con un discreto successo: era il punto di ritrovo di tutti i ragazzi italo americani che vivevano a New York. Ricordo che portai negli Stati Uniti i gruppi e i cantanti italiani più famosi di allora: i Camaleonti, Gianni Nazzaro, i Cugini di campagna…».
L’Mba e il primo lavoro in Pfizer
La prima occupazione del giovane Rocco Commisso appena laureato è in Pfizer, nello stabilimento di Brooklyn. Al mattino frequenta l’Mba alla Columbia. E poi il pomeriggio va al lavoro a Brooklyn fino a sera e torna a casa a mezzanotte dopo un’ora e mezza di metropolitana. Finisce gli studi alla Columbia con il massimo dei voti tanto da conquistarsi il Business School Service Award. Il suo desiderio è quello di riuscire a entrare in una investment bank a Wall Street. Ma nonostante i titoli non arriva nessuna offerta. «Non dimenticherò mai le parole di un mio amico che lavorava in Borsa: ‘Rocco sai qual è il problema? Tu non sei né ebreo né irlandese’. A quel tempo gli italiani non erano ancora arrivati a Wall Street».
I cowboys nelle banche Usa
Commisso viene assunto in una banca commerciale, la Chase Manhattan Bank (ora Jp Morgan Chase) e qualche anno dopo passa in Royal Bank of Canada dove guida la divisione che si occupa dei prestiti alle aziende nel settore media e comunicazione. «Mi piacevano quelli che lavoravano con quel ramo della banca. Li chiamavano i ‘cowboys’ perché si vestivano in maniera differente da tutti gli altri, parlavano in modo diverso, erano degli imprenditori un po’ pionieri. E io ero attratto da quel mondo».
La tv via cavo
Nel 1986 Commisso lascia la banca per seguire uno di quei cowboy, Alan Gerry che aveva fondato la sua società Cablevision. Per una decina d’anni lavora come direttore finanziario di Cablevision. «È uno dei ragazzi più brillanti che abbia mai conosciuto», ha raccontato di lui Gerry che ora ha 89 anni. Nel 1995 Gerry vende la Cablevision a Time Warner per 3 miliardi di dollari. Commisso decide che è il momento di fare il grande salto, il momento di fondare la sua società di tv via cavo. Nel 1995 nasce Mediacom. Si concentra sulle aree rurali, trascurate dai grandi colossi dei media, dove ci sono più spazi per crescere. «Gli amici e tutta la buona reputazione che mi ero creato attorno a me in quegli anni mi hanno aiutato ad avere credito e a ottenere i prestiti necessari per aprire la mia azienda. Avevo 45 anni». E tutto doveva ancora cominciare. Nei primi cinque anni di vita della società, Commisso conclude venti acquisizioni e investe pesantemente nelle infrastrutture di rete. «Compravo qualsiasi cosa fosse in vendita»; si finanzia con il debito e il sostegno dei fondi di private equity, «con i soldi di altri». «Negli Stati Uniti la banda larga è stata introdotta dalle tv via cavo prima ancora delle telecom. Io mi sono concentrato sulle reti di tlc locali, nelle 1.500 comunità, piccole e grandi, in cui operavo».

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La quotazione al Nasdaq
Nel febbraio 2000 decide di quotare Mediacom a Wall Street, nell’indice tecnologico Nasdaq. La società viene valutata 2,5 miliardi di dollari. Qualche settimana dopo scoppia la bolla di Internet e delle dot-com. Commisso continua il gioco in attacco: Mediacom conclude la sua più grande acquisizione di sempre comprando da AT&T per 2,2 miliardi di dollari gli asset di tlc in Georgia, Iowa e Missouri. Dopo l’attentato delle Torri gemelle si apre un periodo tormentato per tutte le società quotate. Mediacom soffre, anche per via dell’indebitamento arrivato a fine 2002 a 3 miliardi di dollari. Le banche continuano a sostenerlo e lui continua comunque a espandere la sua rete con nuove M&A fino al 2008 e allo scoppio della crisi subprime, quando gli operatori delle tv via cavo conoscono un periodo di declino con la diminuzione degli abbonati e l’ascesa delle piattaforme in streaming.
Il delisting di Mediacom
Nel 2010 Commisso decide che ne ha abbastanza degli alti e bassi della Borsa, il valore delle azioni di Mediacom in un decennio è sceso di circa l’80 per cento e decide il delisting della sua società dalla Borsa americana. «Io volevo controllare la mia vita, come ho sempre fatto, e anche la mia società. Non volevo avere a che fare con i vari Kkr, Blackstone, Apollo». Fa un buyback azionario con un premio enorme per chi gli cede le azioni e torna al 100% di proprietà della società. «In quel momento quando ho riacquistato le azioni ero l’uomo più indebitato degli Stati Uniti. Ma ha funzionato».
Dalla tv via cavo a internet super veloce
Commisso capisce che la tv via cavo verrà superata dallo streaming e punta tutto sui servizi Internet super veloci nelle aree rurali dell’America. «In questi anni abbiamo installato oltre un milione di chilometri di cavi in fibra ottica e abbiamo già cominciato a portare nelle case dei nostri abbonati la banda ultralarga a un gigabyte». Oggi il cavo in fibra di Mediacom collega oltre 3 milioni di aziende e abitazioni. Con 764mila abbonati alla tv via cavo, 1.288.000 clienti di Internet e 617mila abbonati al telefono in 22 stati degli Usa. Da quando la società è tornata a essere privata il suo valore è aumentato di sette volte. «Abbiamo continuato a crescere, con 9,1 miliardi di investimenti che comprendono anche 3,7 miliardi di acquisizioni. Una cosa enorme a pensarci ora, ma ho sempre pagato i debiti».
Mediacom nelle aree in cui è presente è il principale operatore broadband e il suo servizio di banda ultralarga è tra i più rapidi di tutti gli Stati Uniti al momento. I clienti Mediacom in località sperdute degli Stati Uniti, come nel paesino di trecento anime di Cecil, in Georgia, hanno a disposizione una rete super veloce come gli abitanti di San Francisco o della Silicon Valley.
Fondatore, ceo e presidente
Nell’ultimo esercizio, nel 2018, Mediacom ha registrato un fatturato di 2,05 miliardi di dollari, con un ebitda di 800 milioni. «Tra le società di tlc americane ora sono l’unico ad essere fondatore, proprietario e ceo da 25 anni». Internet ha rivoluzionato la tv e l’industria dei media. Commisso lo intuisce subito. E dalla tv via cavo ha spostato il business nei network delle tlc. Che cosa è successo dopo? «Mediacom ha continuato a crescere . Io ho cominciato a ripagare i miei debiti». L’ebitda nello stesso periodo è passato da 400 a 800 milioni. Lo sviluppo della banda larga ha fatto il resto, grazie alla capillare diffusione nelle aree rurali dell’America. «La mia società ha registrato 89 trimestri di crescita consecutivi. Forse nessuna azienda in questo settore negli Usa ha avuto un simile andamento». Oggi il valore della partecipazione di Commisso in Mediacom è stimato in circa 5,85 miliardi, in aumento dai 5,7 miliardi del marzo 2011 quando l’azienda è stata “delistata” e la sua equity value corrispondeva a 150 milioni di dollari.
L’aumento di valore è dovuto a diversi fattori chiave. La riduzione del debito di Mediacom a seguito della privatizzazione ha implicato una creazione di valore di 1,5 miliardi di dollari.

L’altro fattore che ha spinto la società di Commisso è stata l’espansione dei multipli con un incremento di 1,6 miliardi di dollari. Generalmente, l’industria dei servizi via cavo viene valutata su un multiplo dell’Oibda (Operating Income Before Depreciation & Amortization). All’epoca della privatizzazione, i multipli delle aziende di servizi via cavo quotate come Comcast, Time Warner erano circa a 5-6 volte l’Oibda. Con la privatizzazione, i multipli di Mediacom sono stati valutati 7 volte l’Oibda del 2010 (550 milioni di dollari, ovvero un enterprise value totale di 3,8 miliardi di dollari). Da allora, soprattutto per via del valore attribuito alla fornitura di servizi via Internet, i multipli dell’industria dei servizi via cavo sono aumentati drasticamente, in un range di 9-13 volte. Una stima prudenziale del valore attuale di Mediacom si aggira attorno alle 10 volte i multipli dell’Oibda.

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