Dal post bufala della capogruppo in consiglio provinciale della Lega a quello contro indiani e persone di colore in Tv del senatore trentino

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TRENTO. Trasformare la morte di un carabiniere in una bagarre elettorale? Si può fare. Accusare la Rai perché fa vedere ”film con protagonisti indiani” e ‘‘prevalentemente di colore” lamentandosi, di conseguenza, che ”gli italiani e le persone – bianche – non esistono più”? Si fa, altro che se si fa. La politica trentina, ormai, sta sprofondando nell’abisso. Il livello è senza precedenti, da restare allibiti, increduli se si pensa che queste sono alcune delle più importanti cariche del nostro sistema politico e sociale di governo. Eppure è la verità. Nel primo caso c’è riuscita buona parte della maggioranza di governo della Provincia di Trento che con vari rappresentanti su Facebook ha rilanciato compatta la bufala che ad accoltellare il militare dell’Arma Mario Cerciello Rega, in quel di Roma, sarebbero stati due nordafricani.

 

Lo hanno fatto l’assessore regionale Claudio Cia, il consigliere provinciale della Lega Devid Moranduzzo, la consigliera provinciale della Lega Alessandra Ambrosi e la capogruppo del partito di maggioranza di governo (la Lega) in consiglio provinciale Mara Dalzocchio la quale ha raggiunto dei livelli (decidete voi in quale direzione) assoluti. Se, infatti, i post dei suoi colleghi di maggioranza risalgono a ieri pomeriggio-sera, quando sulla vicenda c’era ancora confusione e anche organi di stampa riportavano la pista del ”probabilmente nordafricano” (certo da chi ci rappresenta ci si aspetterebbe equilibrio e attenzione prima di dare in pasto alla folla ”sentenze” e ”condanne” senza uno straccio di processo ma purtroppo questo è l’andazzo soprattutto se di mezzo c’è il ”cattivo immigrato”) e alcuni li hanno cancellati (come Moranduzzo) o corretti (come Ambrosi) lei li ha rilanciati anche oggi.

 

Per chi volesse approfondire la vicenda e capire cosa è successo in merito alla fuga di notizie (e da dove sono partite) Wired ha fatto un bell’approfondimento (QUI IL LINK). Noi restiamo sulle nostre miserie e sul post rilanciato oggi, a vicenda molto più chiara, dalla capogruppo della Lega Mara Dalzocchio. Si tratta del post di un signore che sulla sua pagina ha fiamme tricolori che ardono, volti di Almirante, vessilli dell’Ultima Legione movimento di estrema destra che si batte contro ”il degrado in cui versa la nostra nazione da 70 anni nelle mani di rinnegati, mentitori affaristi”. Il post recita: ”Ecco i due pezzi di merda che hanno assassinato il nostro carabiniere adesso i giudici rossi cosa faranno”. E mostra le foto di due persone, con tanto di dati sensibili, nomi di madri e padri, date di nascita, che nulla centrano con la vicenda (nella nostra immagine li abbiamo censurati noi). 

 

Una cosa gravissima fatta da una personalità delle nostre istituzioni. Una cosa che meriterebbe solo delle scuse. E invece Dalzocchio è riuscita a difendere il suo post andando ad attaccare gli utenti che le spiegavano che era una bufala clamorosa e che l’unica cosa da fare era cancellarlo. Lei invece come se non fosse nulla, con un linguaggio da ”hater” se l’è presa con i ”giornalai” e ha replicato spiegando che rispetto ai vari post condivisi sull’argomento, lei non è responsabile di quello che scrivono altri e che lei stessa condivide sulla sua pagina, è responsabile solo di quello che scrive in prima persona. Insomma la capogruppo della Lega in consiglio provinciale non sa come si usa Facebook e sarebbe stato importantissimo farla partecipare all’incontro del Forum per la Pace di qualche giorno fa “(S)cambiare Opinioni. Disinnescare l’odio online”, occasione per riflettere e combattere i discorsi d’odio dedicato anche ai consiglieri provinciali (erano presenti solo Paolo Ghezzi di Futura, Alex Marini dei 5Stelle e Sara Ferrari del Partito Democratico).

 

Chi invece Facebook lo sa usare bene è il senatore Andrea De Bertoldi di Fratelli d’Italia che ha deciso di postare su tutti e due i suoi profili un meme dove critica la programmazione Rai di ieri sera (so probblemi direbbe qualcuno) perché su Rai 1 c’era un ”film con protagonisti degli indiani” (il film era ”Quando parla il cuore” per gran parte ambientato a New York) e su Rai 2persone prevalentemente di colore” (titolo ”Quando l’amore si spezza” una storia di amore anche questa ambientata in America). De Bertoldi aggiunge che in Tv  ”gli italiani e le persone – bianche – non esistono più?” non sapendo, forse che i pulsanti del telecomando permettono di arrivare almeno fino al tre

 

Su Rai 3, infatti, c’erano tantissime persone bianche che con quelli di colore proprio non volevano avere niente a che fare. Un programma pieno di tedeschi e italiani di ordine e disciplina, di nazionalismo e senso patrio: c’era, infatti, Paolo Mieli che conduceva ”La grande Storia” e parlava del processo di Norimberga e della strage delle Fosse Ardeatine di odio etnico e razzismo, di barbarie e discriminazioni, di nazisti e fascisti. Insomma si parlava di quella storia che ha la ”S” maiuscola che forse è meglio non dimenticare. 

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