Fabrizio Piscitelli ‘Diabolik’ ucciso a Roma: quando l’ex ultras Lazio Toffolo venne gambizzato due volte

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L’omicidio di Fabrizio Piscitelli, ucciso con un proiettile in zona Parco degli Acquedotti a Roma, ha lasciato sgomenta la curva Nord della Lazio e in particolare chi, con ‘Diabolik’, aveva fondato nel 1987 gli Irriducibili. Ma nel passato dei biancocelesti le armi sono entrate anche in altre occasioni. Per ben due volte era stato gambizzato prima nel 2007, poi ancora nel 2013 Fabrizio Toffolo, oggi 54enne e che insieme a Diabolik, a Yuri Alviti e a Paolo Arcivieri nei primi anni 2000 formava il quartetto di comando del gruppo e dell’intera Curva Nord.

Toffolo era agli arresti domiciliari e insieme agli altri tre membri del direttivo era imputato nel processo per la tentata scalata alla Lazio e per le minacce al presidente Claudio Lotito quando il 6 agosto del 2007 fu gambizzato con tre colpi di pistola da due finti poliziotti che gli citofonarono a casa, in via Guglielmo Ferrero, nel quartiere Appio, verso l’una di notte. Lo invitarono a scendere in strada con la scusa di un controllo e gli spararono. Toffolo in quella circostanza fu ricoverato all’ospedale San Giovanni e si riprese.

Toffolo si salvò anche il 22 giugno del 2013 quando fu gambizzato una seconda volta, mentre passeggiava al parco della Caffarelletta insieme a Danilo Casadei, 30 anni, amico di Toffolo e anche lui vicino agli ambienti ultras della Lazio. Toffolo in quella circostanza fu colpito alle gambe e all’inguine. Si salvò rifugiandosi nei garage di un’autofficina nei pressi del parco, mentre Casadei trovò riparo in un negozio in via Vallani. Secondo gli inquirenti in quella circostanza l’agguato fu ritenuto riconducibile a dei traffici di droga. In seguito a dei dissapori tutti interni alla gestione della curva e della tifoseria, anche con lo stesso Piscitelli, Toffolo dopo poco lasciò la plancia di comando della Nord. Sulla quale era invece risalito Piscitelli in seguito all’azzeramento dei vertici del gruppo.

Un anno zero della Nord legato all’invito di Renata Polverini in curva Nord nel marzo del 2010. La futura governatrice della Regione Lazio, allora in piena campagna elettorale, fu fatta entrare in curva e fatta ‘accomodarè a cavalcioni sulla vetrata, seduta sullo stendardo che ritrae il profilo di Gabriele Sandri. Un fatto che la maggioranza della tifoseria ultras laziale ritenne un’offesa. E che portò a un azzeramento dei vertici della curva e al ricambio generazionale. Ma ‘Diablo’, come era soprannominato in relazione al protagonista del celebre fumetto, dopo poco tornò al suo posto.


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