Genova non dimentica – Repubblica.it

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LA SCIENZA


C’è silenzio tra il parco giochi e quegli edifici che svettano alti e un po’ solitari con quelle iscrizioni che sanno di una tecnologia che ti fa pensare la fantascienza come contemporanea incollata al futuro. Lo scenario non è lunare, nonostante le suggestioni di questi giorni, e lo sguardo si può posare su un “piccolo” monòlito, non celebre come quello di “2001 Odissea nello spazio”, che lega il futuro al passato, alla memoria.
Perché Genova non dimentica. Anche quella della scienza e della tecnologia. Non dimentica i partigiani Mario Bixio, Riccardo Bordone, Andrea Bottaro, Cleto Paolillo e Walter Stanchi, con i loro nomi scolpiti sul marmo della stele che da Ansaldo San Giorgio, con Esaote, è arrivata al Great Campus di Erzelli. Memoria e futuro per le ricercatrici e i ricercatori dell’IIT, da poco saliti su questa collina. «Perché il futuro che stiamo costruendo deve ricordare il passato da cui siamo partiti» ha sottolineato Carlo Castellano alla cerimonia di ricollocazione della stele accompagnato dalle note della Filarmonica sestrese. Il monolite di Clarke e Kubrick evoca una specie di forza che accompagna l’uomo nelle epoche, portandolo all’evoluzione.
Genova non dimentica. Non dimentica che dallo scoglio di Quarto nel 1860, in quell’Italia in costruzione dopo la seconda guerra di indipendenza terminata l’11 luglio 1859, partirono in 1162 guidati da Garibaldi a dare concretezza all’idea unitaria di Mazzini.
Quanta Genova in questa costruzione che “mescola il sangue col sudore”, per dirla con parole di Ivano Fossati scritte per uno dei brani più belli della musica italiana, indimenticabile nella versione di Mia Martini che unisce Genova a Bagnara Calabra (La costruzione di un amore, 1978).
A volte, secondo me un po’ a sproposito, viene chiesto dell’etica “della” scienza e penso che sia una domanda mal posta. Altre volte si pone il tema dell’etica “nella” scienza e mi viene in mente subito l’uomo che “fa scienza”, poiché l’etica attiene al comportamento pratico dell’uomo. Ecco, in questo caso, quando lo scienziato o il tecnologo rispettano la memoria esce l’etica. Facile constatare che non è specifica della scienza.
La scienza e la tecnologia, lo sviluppo scientifico e tecnologico, hanno basi nella conoscenza, dunque nell’istruzione che viene data ai giovani, semplificando un processo che di fatto non ha età. Il modello di istruzione ha un fondamento che la nostra Costituzione ha posto alla base dei comportamenti pratici. Lo sottolineava Piero Calamandrei nel suo discorso agli studenti il 26 gennaio 1955 citando l’articolo 34 che con fermezza dice: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Calamandrei rimarca come la Costituzione riponga nell’articolo 3 il punto più alto, più forte e più impegnativo di tutta la Carta con quel “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli.
Un monòlito dopo l’altro. I giovani che in parte popoleranno i laboratori di ricerca hanno diritto a pari opportunità per l’accesso all’istruzione che porta alla conoscenza, alla costruzione faticosa di quel senso critico che ad alcuni governanti pare fastidioso.
La cosiddetta “ autonomia differenziata” stona con i tempi moderni e la necessità, da parte di tutti e dei giovani in particolare, di stare al passo con un “progresso”veloce come non mai. E’ questione di civiltà non demolire l’istruzione come ricorda il titolo del Festival della Comunicazione di Camogli e a Genova ci sono gli “ elementi” per evitarlo, per usare il motto del Festival della Scienza. I Festival genovesi sono tanti ma tra questi uno con alto impatto sul territorio, al di la di miopi considerazioni, è quello dell’Acquedotto che unisce il sud e il nord della città raccordandola, meglio di un ponte, tra est e ovest con arte, filosofia, spettacoli, scienza e camminate lungo le mura. Dalle contaminazioni nasce l’esoscheletro motorizzato dell’IIT per la deambulazione delle persone paraplegiche, sperabilmente sul mercato in 2 anni. Un dispositivo robotico smontabile e trasportabile, che permette alle persone di alzarsi e camminare autonomamente sostituendo almeno per qualche ora la sedia a rotelle.
Il vento qui sulla piana di Erzelli trasporta la musica della Città. Il flauto di Francesca Rapetti e gli archi dei suoi tre compagni del GnuQuartet, che hanno appena ricordato De Andrè insieme a Neri Marcorè in “Come una specie di sorriso” inno all’accoglienza, riecheggiano ancora con quelle note e parole che hanno accompagnato De Gregori, insieme alla Gaga Simphony Orchestra, nella magica e memorabile serata ai Parchi di Nervi,a cantare che “La Storia siamo noi Nessuno si senta escluso La Storia siamo noi. Siamo noi padri e figli. Siamo noi. Bella ciao. La Storia non ha nascondigli.” (La Storia, Scacchi e Tarocchi 1985).





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