I nuovi equilibri in Italia dopo il voto per l’Europa

Registrazione Domini Web Hosting


MICROchip

MICROchip
Registra qui il tuo Dominio:

Mercoled assisteremo a un singolare confronto in Parlamento sul cosiddetto Russiagate tra il capo del governo e il ministro dell’Interno. Dopodich avremo ancora qualche giorno con fuochi d’artificio e poi si chiuder del tutto l’ormai famosa finestra che avrebbe consentito la convocazione dei comizi elettorali entro il mese di settembre. Ma — detto che ancor oggi ogni esito possibile — si pu fare fin d’ora un bilancio della fase politica successiva alle elezioni europee: c’ un vincitore, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e uno sconfitto, il suo vice Matteo Salvini. Si pu aggiungere che, dai primi di agosto, ovemai la legislatura subisse un infarto, la vita di questo Parlamento, con ogni probabilit, verrebbe salvata da una nuova maggioranza pi larga, imperniata, ed qui la sorpresa, sulla figura di colui che un tempo si autodefin avvocato del popolo. Conte con grande agilit ha preso le redini di un M5S in stato di confusione dopo lo shock elettorale (eravamo un acquario: io, Casaleggio, Di Battista; poi l’acquario bollito e oggi siamo una zuppa di pesce, ha sentenziato Beppe Grillo dal palco di Pontenure in provincia di Piacenza).

Il presidente del Consiglio stato capace di trascinare con s il frastornato movimento ponendosi in sintonia con il tradizionale establishment italiano, quello europeo, l’intero mondo economico e il Quirinale. Ci riuscito offrendo ai grillini una prospettiva di tenuta della legislatura che offrirebbe ai pentastellati la garanzia di restare a lungo in Parlamento e persino al governo. Conte si trova cos nella situazione — pressoch inedita nella storia d’Italia — in cui capo di un esecutivo che poggia su due maggioranze: la prima, pi instabile, in compagnia dei soli leghisti; la seconda, di unit nazionale, con il Pd ma anche, probabilmente, Forza Italia. Partiti che, pur restando all’opposizione e votandogli contro, d’ora in poi concentreranno le loro energie esclusivamente al contrasto di Salvini.

Senza bisogno di ribaltoni, l’attuale presidente del Consiglio si ritrova in un Parlamento dove, leghisti a parte, praticamente non ha oppositori. Se le cose dovessero continuare in questo modo, verr confermata la legge politica tutta italiana per cui chi vince nella competizione per il Parlamento di Bruxelles (Matteo Renzi nel 2014, Salvini lo scorso 26 maggio) si trova poi nelle condizioni di non poterne trarre profitto. Per un po’ il vincitore delle europee sar confortato da sondaggi che continueranno a darlo in espansione, ma il combinato di maggioranza e opposizione si impegner ad imbrigliarlo, finch ad un certo punto misteriosamente le rilevazioni cambieranno di segno: da quel momento il vento soffier in direzione ad egli avversa. E il risultato delle successive elezioni politiche risentir di questa mutazione climatica presentandosi in modo assai difforme dai sondaggi iniziali.

Conte — che una frettolosa vulgata di fine maggio gi descriveva come re in procinto di essere umiliato (prima) e detronizzato (poi) dal leader del carroccio — nei prossimi mesi potr presentarsi al Paese e all’opinione pubblica internazionale come capo di un governo che per ben due volte ha evitato la procedura di infrazione e ora, grazie alla maggioranza di ricambio, in grado di mantenere la barra dritta. Dovessero esserci inciampi, verrebbero messi per intero sul conto del ministro dell’Interno. Certo, non detto che tale immagine sia adatta a far guadagnare voti ai Cinque Stelle. Ma questo non costituisce problema per il presidente del Consiglio anche perch (a meno che non sia stato colpito dal virus che ha infettato molti tecnici suoi predecessori) improbabile che al termine della legislatura vada a cercare un seggio in Parlamento. Per lui il successo si misurer nella capacit di portare a termine la missione assegnatagli all’atto di insediarsi a Palazzo Chigi, che era (ed ) quella di trovare un baricentro stabile in un Paese reso obiettivamente traballante dal risultato elettorale del 4 marzo 2018. La partita, Conte la gioca sul terreno della crescita della propria reputazione. Un po’ come fu per Mario Monti, quantomeno fino a tre quarti della sua esperienza governativa.

Evidentemente diverso il caso di Salvini. Per il vicepresidente del Consiglio, dopo il tempo dell’euforia di fine maggio, sono stati solo dolori. Non aveva calcolato che l’esuberanza postelettorale della Lega avrebbe messo in difficolt Di Maio, pesce non citato da Grillo ma ingrediente fondamentale della zuppa a cui il comico ha fatto riferimento. Immediatamente la questione dei migranti si presentata a Salvini in termini pi svantaggiosi rispetto a quelli dell’estate scorsa: segno che i suoi avversari e competitori avevano utilizzato i tempi recenti per potersi presentare pi attrezzati a un’emergenza ormai abituale. Sicch il ministro dell’Interno rimasto solo a contrastare la sapiente offensiva delle imbarcazioni Ong, sostenuta con maggior convinzione da Chiesa, magistratura e opinione pubblica internazionale. Cinque mesi fa il vicepresidente del Consiglio non ha inoltre considerato opportuno fermarsi a riflettere sulla pubblicazione (in un numero dell’Espresso) di sostanziali anticipazioni dell’imbarazzante colloquio di quattro mesi prima in un hotel moscovita, incontro in cui alcuni suoi sodali avevano pronunciato parole che per lui potrebbero rivelarsi alquanto compromettenti. E si fatto trovare impreparato al momento della seconda ondata di rivelazioni (e se ne annuncia adesso una terza assai corposa). Ha inoltre superficialmente valutato in termini esclusivamente positivi la stretta di mano riservatagli il 17 giugno dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo. E, al momento della nomina dei vertici europei, ha compromesso ogni partita con la Ue lasciando a Conte — per di pi in compagnia dei sovranisti ungheresi di Orbn e di quelli polacchi di Kaczynski — occasioni di cui avrebbe potuto approfittare lui stesso. Ha scelto infine — come Bettino Craxi nel 1991 e Renzi (dopo la sconfitta al referendum) a fine 2016 — di non chiamare elezioni anticipate, regalando a Conte lo spazio per mettersi a capo della doppia maggioranza di cui si detto.

In tale contesto, Salvini ha lasciato filtrare la valutazione secondo cui ha evitato la crisi di governo perch convinto che Mattarella non solo non gli avrebbe concesso le elezioni anticipate ma avrebbe favorito un incontro tra Pd e M5S dal quale sarebbe nato un governo d’emergenza. Situazione simile a quella nella quale si trov per ben due volte Silvio Berlusconi: la prima tra la fine del 1994 e l’inizio del 1995, quando dovette cedere lo scettro a Lamberto Dini; la seconda nel 2011 allorch fu costretto a farsi sostituire da Monti. La novit rispetto al passato sarebbe che stavolta alla guida del governo di salute pubblica resterebbe lo stesso Conte. E Salvini potrebbe trovarsi nelle condizioni di Berlusconi che, entrambe le volte, giudic saggio votare la fiducia al destinatario della manovra politica compiuta a suo danno. L’unica possibilit che gli resterebbe per differenziarsi dal cavaliere del 1995 e del 2011 sarebbe quella di passare immediatamente all’opposizione, nella speranza di essere compensato dalle urne. Ma, prima di poter ottenere l’auspicato compenso, dovrebbe probabilmente affrontare un tragitto meno breve di quello ipotizzato al momento del cambio. Un sentiero lungo e pieno di insidie. Anche e forse soprattutto di natura extraparlamentare.

21 luglio 2019 (modifica il 21 luglio 2019 | 20:28)

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Registrazione Domini Web Hosting


MICROchip

MICROchip
Registra qui il tuo Dominio: