Il ‘muro’ anti-stranieri di Macron. Così caccia i migranti in Italia

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La stazione di Ventimiglia è la casa di molti migranti. Mangiano e dormono per strada o sui sassi tra le rotaie. Gli occhi fissi sui tabelloni dei treni diretti oltr’Alpe. La direzione è solo una: la Francia.

Sono a centinaia gli immigrati che, ogni giorno, arrivati dalla rotta del Mediterraneo o da quella balcanica marciano compatti fino a Ventimiglia, per provare a valicare il confine e dirigersi dall’altra parte d’Europa. Non è facile. Superare la prima stazione “straniera” e proseguire per la terra promessa è ormai diventata un’impresa. Non appena il treno si ferma, a Mentone, la polizia francese sale a bordo a caccia di migranti sospetti. Inizia a cercare chi, su quel treno, non ci può stare. L’obiettivo dei gendarmi sono sempre loro, gli immigrati senza passaporto. In base “ai tratti somatici” gli agenti iniziano a fare il controllo dei documenti, poi li trascinano sulla banchina e il loro viaggio termina lì. Loro lo sanno. Sanno che, una volta beccati, verranno rispediti subito in Italia. La Francia in un solo anno ne ha mandati indietro 18.125. Quasi tutti provenienti da Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Algeria. Numeri che si sommano ai migranti espulsi per via del Trattato di Dublino e riaccompagnati a Bardonecchia e in aereo da Germania, Austria e Olanda.

“Quando sono stato preso sul treno mi hanno portato alla polizia di frontiera italiana. Da lì sono dovuto riscendere a Ventimiglia, a piedi, sono tre-quattro ore”, ci racconta Samir, sdraiato a terra sulle rotaie all’ombra di un vagone. Come lui, tutti gli altri. I van della polizia francese li portano a Ponte San Luigi, confine alto della frontiera franco-italiana. Il ponte divide i due Stati e, da li, ogni giorno, in fila indiana e con la testa bassa, gli stranieri tornano da dove sono venuti. In Italia. “La prossima volta proverò a passare dalle montagne”, ci confessa Hamid. La perseveranza transalpina rischia di riaprire la via dei sentieri, come il “passo della morte”. “Ogni giorno respingono circa 50 persone – rivela un agente italiano che opera alla frontiera – Con questa scusa dei confini chiusi, chiunque trovano in Francia lo rimandano in Italia. Si stanno ripulendo il Paese con lo scudo delle frontiere chiuse”. Per i respingimenti regolari, sarebbe necessario rispettare alcune procedure che permettano di verificare la situazione del singolo individuo. Ma come certificano le associazioni che operano al confine, “le garanzie durante la procedura di riammissione non sono rispettate e gli interessati non possono esercitare i propri diritti”.

E pensare che Sibeth Ndiaye, portavoce del governo francese, nei giorni scorsi ha pure fatto la morale al ministro dell’Interno e, dopo il caso della Sea Watch 3, ha definito “inaccettabile” il comportamento di Matteo Salvini sulle politiche migratorie. “È da ipocriti detto da loro – attacca il deputato leghista Flavio Di Muro -, che dal 2015 tengono un invisibile muro qui sul confine di Ventimiglia” e che non hanno neanche risposto alla richiesta di porto sicuro avanzata dalla capitana Carola Rackete.

Da quando Parigi ha ripristinato i controlli alla frontiera sospendendo Schengen, si è formata una muraglia di gendarmi che non lascia scampo e rimbalza i migranti in Italia. Eppure Macron ci fa la morale suoi porti chiusi, proprio lui che “inscatola” i migranti nei container.

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