il piano per rinfrescare la città

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Uno dei dati più inaspettati del monitoraggio sull’emergenza climatica a Milano è forse quello delle “isole di calore”, come sono state chiamate da Piero Pellizzaro, dirigente del Comune di Milano, direttore del progetto Città Resilienti nell’ambito della direzione Urbanistica.

Si tratta di una mappatura molto precisa della città sulla base della temperatura media al suolo. E questa mappatura fa emergere una varianza piuttosto notevole nel territorio: si passa da punte minime di 28 gradi a punte massime di 41 gradi. In attesa che vengano resi disponibili i dati raccolti, anticipati durante una seduta di commissione a Palazzo Marino, la mappa mostra quello che, a ben pensarci, ognuno di noi ha sicuramente sperimentato: dove predomina il verde (alberi, ma anche campi coltivati) Milano è più “fresca”. 

Le temperature medie più basse si riscontrano infatti in tutta la periferia sud della città, quasi interamente nel Parco Agricolo Sud Milano, tra risaie e altre coltivazioni, e nelle aree maggiormente verdi del resto della città, come i parchi o strade particolarmente ricche di vegetazione.

E “cool Milano” (fresca Milano, usando “cool” nel senso letterale in inglese) è una delle sei aree di strategia individuate dai tecnici del Comune per il progetto della resilienza. Un’espressione che troveremo nero su bianco nel Piano Aria Clima, che verrà adottato da Palazzo Marino all’inizio del 2020, e che conterrà le strategie concrete per “rinfrescare” la città, nel vero senso del termine.

Anche perché il dato con cui ci si confronta è preoccupante. Dal 2001 al 2017, secondo i calcoli del Politecnico, la temperatura a Milano è aumentata di 2 gradi e aumenterà di altrettanti da qui al 2050. Intervenire sulla temperatura è una delle priorità, e contrariamente a quel che si potrebbe immaginare ci sono alcune possibilità di successo. 

Rinfrescare Milano

L’obiettivo di “cool Milano” sarà quello di accrescere due elementi: il verde e l’acqua. C’è già un riferimento, la vasca di espansione per gestire le alluvioni all’interno del Parco Nord che diventa anche un velodromo, ovvero un luogo con una funzione sociale di attrazione. Ma la vera “rivoluzione” sta nel piano di forestazione urbana “ForestaMi”, lanciato nel 2018, che ha per obiettivo 3 milioni di alberi entro il 2030. Un obiettivo che (come ha detto proprio mercoledì il sindaco Beppe Sala, a margine di un altro evento) potrà essere perseguito solo con la collaborazione dei privati. Ma che è alla portata della città.

Nel frattempo, nel 2018 sono stati piantumati circa 16 mila alberi. «Ma per ora sono concentrati soprattutto in aree già verdi. La sfida è quella di recuperarne di nuove, con un piano di depavimentazione della città», ha spiegato in commissione l’assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran. Togliere asfalto e sostituirlo con le piante costa circa 10 milioni di euro per una decina di ettari: risorse importanti che non è facile trovare nel bilancio comunale. 

La forestazione urbana può ridurre dunque le isole di calore, cioè i punti più caldi della città al suolo, ma anche i consumi energetici, che sono una conseguenza. E ovviamente le riqualificazioni degli scali ferroviari giocheranno un ruolo importante. Si pensi allo Scalo Farini, che sarà prevalentemente un grande parco, ma anche lo Scalo San Cristoforo, dove dominerà l’acqua.

I tetti verdi

Un altro elemento della strategia di “cool Milano” è quello che punta sui “tetti verdi”, di cui è stata già fatta una mappatura. Secondo Maran, non è necessario un regolamento apposito («la moltiplicazione dei regolamenti a volte impedisce di raggiungere il risultato»). Si parte comunque da un milione di metri quadrati di tetti già verdi, ma i calcoli dicono che potrebbero diventare, a Milano, 12 milioni di metri quadrati. Sarebbe un aumento significativo e soprattutto senza molte spese da parte dei privati, che sfrutterebbero sia un bonus fiscale del 50% del governo Gentiloni, sia un finanziamento del Comune di Milano. Cumulabili. Milano più fresca passa anche dai tetti dei palazzi.

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