Internet of things, miliardi di sensori popolano il Villaggio globale

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Monitorano, continuamente, la nostra quotidianità e le nostre abitudini

Banalmente, parliamo di qualsiasi dispositivo elettronico in grado di “comunicare” con altri oggetti connessi. Le “cose” (oggetti) si rendono riconoscibili.

Diventano degli (apparecchiature, impianti, attrezzature, veicoli, eccetera). Si può connettere di tutto, l’importante è che abbia un indirizzo IP (Internet Protocol address) che ne consenta l’identificazione e sia in grado di scambiare dati attraverso Internet senza bisogno dell’intervento umano.

L’Internet delle cose (IoT o Internet of Thinks) sempre più presente nella quotidianità di ognuno di noi. Ci sono, a quanto pare, circa 5 miliardi di dispositivi in Rete che non sono né smartphone né computer. Nel 2020 dovrebbero diventare 25/30 miliardi.

Non si tratta, però, di stime precise, attendibili: c’è chi sostiene, infatti, che attualmente sono poco meno di 10 miliardi e che, a breve, diventeranno 100 miliardi.

L’obiettivo è quello di automatizzare quanto più possibile e mettere a disposizione, di quanti interessati, una mole incredibile di informazioni. Esempi legati alla mobilità, per restare a noi, se ne possono fare molti: le Smart road; i veicoli che dialogano tra di loro (V2V) e con l’infrastruttura (V2I); semafori che si autogestiscono; attraversamenti pedonali che si illuminano di notte, se impegnati dai pedoni; pannelli a messaggio variabile che indicano se ci sono posti disponibili in un parking.

Con le nuove tecnologie, inoltre, si potrebbero ridurre del 40% i consumi di energia elettrica, perché gallerie e arterie si illuminerebbero soltanto passaggio dei veicoli.

I sensori, aspetto non da poco per gli Enti gestori della viabilità, possono misurare le vibrazioni e le sollecitazioni di un viadotto, di una infrastruttura in generale, segnalando la necessità di intervenire per garantirne, o programmarne, la manutenzione ordinaria oppure quella straordinaria.

Alert acustici o luminosi (entrambi, magari) consentirebbero di evitare situazioni, potenzialmente e in prospettiva, “a rischio”. Strade e autostrade informano l’automobilista, in tempo reale, sui devices di bordo, sugli incidenti e sui rallentamenti alla circolazione presenti sulla tratta che sta percorrendo. Le molteplici e avveniristiche sinergie tecnologiche aumenteranno gli standard della sicurezza stradale e, probabilmente, consentiranno di ridurre l’incidentalità.

Siamo nel mezzo di una rivoluzione che ci porterà verso una “Società intelligente” (!?). L’Internet of things ci collegherà a una Rete globale.

In mezzo a questo intrigante mondo virtuale ci sono, ahinoi, i problemi legati alla tutela della privacy e al corretto utilizzo dei dati. I sensori, d’altronde, mappano e archiviano abitudini e preferenze. Tutto finisce on-line e, quindi, potenzialmente, si rischia di perderne il controllo.

E’ opportuno definire un quadro normativo che tuteli i diritti e i doveri di tutte le parti coinvolte nel processo interattivo. Perché il mondo delle “cose” è pur sempre popolato da persone.

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