Internet super veloce a tutti gli italiani, se ne riparla nel 2021 (se va bene) – Repubblica.it

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Obiettivo internet super veloce (banda ultralarga) a tutti gli italiani, sostenuto da fondi pubblici, entro il 2020: si prega riprovare più tardi. L’Italia (e il Governo) ora prova a limitare i danni sul famoso piano banda ultralarga. Quello che, forte di circa 3,5 miliardi di euro pubblici, ambiva a dare all’intera popolazione una connessione internet almeno a 100 Megabit e una ancora più veloce (a prova di futuro, 1 Gigabit e oltre) alla maggior parte.

I dati ufficiali parlano chiaro, pubblicati sul sito del ministero dello Sviluppo economico http://bandaultralarga.italia.it: solo nel 2021 è previsto adesso il completamento della copertura (a fine 2019 saremo al 74,3%, comunque bene rispetto al 58% di fine 2018, dato che era molto negativo rispetto alla media europea). Ma, si potrebbe aggiungere: nel 2021, se tutto va bene. Perché nei giorni scorsi sono emersi i forti ritardi nell’avvio dei lavori per la copertura con fondi pubblici (affidati via bando a Open Fiber), come riferito dal sottosegretario Mise, Michele Cioffi, rispondendo a un’interrogazione parlamentare di Paolo Niccolò Romano (M5S).

C’è di buono che il Governo, dopo un anno di scarso interesse (testimoniato dagli addetti ai lavori che seguono il piano), ha cominciato da qualche settimana a occuparsi della questione. Lo dimostra anche il (ri)lancio della fase due del piano banda ultra larga, con un incontro del Cobul il 17 luglio (il Comitato banda ultralarga coordinato dalla presidenza del Consiglio, in particolare il vicepremier Luigi Di Maio).

Sono ricominciati i lavori, in particolare, per avere l’autorizzazione dell’Europa a investire circa 2 miliardi di euro in nuove aree (“grigie”, ossia quelle dove lo Stato deve completare investimenti in banda ultralarga fatti solo parzialmente dagli operatori); ma anche per lanciare i voucher a incentivo di famiglie e aziende per l’acquisto di abbonamenti banda ultralarga (da gennaio, ha promesso Di Maio). Questi sono i due punti della fase due del piano, “per cui aspettiamo di poter parlare con la nuova commissione europea, che si insedierà a settembre. Non immaginiamo tempi lunghi”, spiega Marco Bellezza, consigliere giuridico di Di Maio.

Intanto la fase uno ristagna. Colpa di lungaggini burocratiche, a quanto emerge dai dati: Open Fiber ha potuto iniziare così solo a maggio 2018, un anno dopo l’inizio previsto. E adesso la società lamenta forti ritardi nel ricevere i permessi dagli enti locali, per scavo e posa della fibra ottica. Così al momento è tutto pronto per la vendita del servizio solo nel 4 per cento dei Comuni che dovevano essere completati per il 2020. Dalla società fanno sapere che la situazione reale è migliore di quanto dicano i numeri. Il motivo è che si stanno comunque avvantaggiando dietro le quinte, un po’ facendo i lavori che non richiedono permessi e in parte lavorando in deroga di questi. Così non appena i permessi arriveranno, potranno ultimare i cantieri in tempo rapido.

Ma Open Fiber stessa riconosce che di questo passo è impossibile completare l’opera in tempo, a meno che dal Governo non arrivi una mossa risolutiva del problema burocrazia: per esempio con un decreto taglia-permessi.

Il Governo ha ripreso in mano la questione banda ultralarga. Per scoprire che, dopo un anno, il paziente, trascurato, si è aggravato. E ora gli serve una cura da cavallo per rimettersi in piedi.

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