Italia-Cina, investimenti in crescita ma siamo i più lenti d’Europa

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Le guerre commerciali con gli Stati Uniti hanno reso pi attraente la Cina per i paesi europei. E con la legge approvata lo scorso 15 marzo 2019, caduto ufficialmente il limite massimo del 50% nelle joint venture con le aziende locali. E cos Pechino pu essere ancora pi attrattiva. Ma al momento vince ancora la diffidenza degli imprenditori italiani. Questi sono i risultati contenuti nel decimo rapporto annuale Cina 2019. curato dalla Fondazione Italia-Cina, che racchiude al suo interno un quadro complessivo dei rischi e delle opportunit legati al Paese del Dragone.

Quali sono quindi le possibilit per il nostro Paese? Gli investimenti, che nel 2017 erano scesi del 12%, adesso hanno invertito la tendenza, salendo al 19%. Nel 2019 1600 imprese cinesi vedono una partecipazione italiana per un totale di 170 mila addetti e un giro di affari di 27 miliardi di euro. Salgono anche gli scambi, con le esportazioni di macchinari dall’Italia che valgono il 30% del totale, seguiti dal tessile e dagli articoli di pelletteria. Nell’alimentare spicca il vino, per il quale per l’Italia dietro alla Francia.

Ma non sono solo le bottiglie a vedere la crescita di Parigi. Anche negli investimenti diretti la Francia: +27% nel 2018. E la Germania cresce ancora di pi: +138%. Tra le ragioni, spiega Filippo Fasulo, curatore del report: Angela Merkel ha curato molto i rapporti con la leadership cinese, mentre tra gli imprenditori italiani c’ ancora molto scetticismo sulle possibilit di andare oltre i prodotti di bassa qualit, nonostante ormai gli esempi siano molti a smentire questo pregiudizio. La nuova legge sugli investimenti esteri, che entrer in vigore il 1 gennaio 2020, dovrebbe spingere le aziende italiane sulla strada giusta-.

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