La mia Genova geometrica – Repubblica.it

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LA SCIENZA


Q uando con la Vespa rossa passo sotto agli alberi la frescura aumenta, lo possono constatare tutti, camminando o sedendosi su una panchina sotto un platano o un salice. Non serve essere esperti di circumnutazione ma la lettura de “Il potere di movimento delle piante” di Darwin (UTE, Torino 1884) potrebbe favorire una intuizione per lo sviluppo urbano, soprattutto in questi tempi in cui il clima passa dal caldo torrido ai forti temporali. Questa, come altre, sembra una lezione che stentiamo a imparare.
A Genova, abbiamo robot bambini che crescono come Mowgli nella giungla, bioplastiche da scarti alimentari, la forza del grafene in una vastità di potenziali applicazioni che farebbe riempire a Leonardo mille altri volumi, super occhi per studiare il vivente, sviluppi importanti nell’intelligenza artificiale, molecole spia per il Parkison, il mare e l’Acquario per gli studi più avanzati sugli effetti di micro e nano plastiche, i robot soffici e bioispirati che come la passiflora possono arrampicare ovunque, gli studi più avanzati sul cervello e sui meccanismi della visione. La lista, tra Iit, Cnr e Università di Genova, è lunghissima.
Abbiamo conquistato a fatica quel diciannovesimo gradino del racconto di Borges da dove si può vedere e fare tutto: l’Aleph. Alla Borges, se qualcuno non se ne accorge, la sua incapacità non invalida la mia testimonianza.
Genova è oggi il “luogo geometrico” dell’amalgama tra scienza e tecnologia. Perché allora non affidare ad un robot la risoluzione del problema, tra i tanti, del differenziamento del vetro liberando i genovesi dall’idea che sia scoppiata una bomba ogniqualvolta viene raccolto. Perché ci vuole tanto tempo per produrre spugne-magiche o avviare un ciclo virtuoso di riconversione degli scarti vegetali al mercato ortofrutticolo? Perché il Ponte?
La “Natura geniale”di Barbara Mazzolai (Longanesi 2019) è un racconto fantastico tra il percorso scientifico che l’ha portata all’intuizione della robotica soffice e bioispirata, gli insegnamenti della natura e quelle intuizioni che sono entrate nel quotidiano. E’ ancora Darwin (op.cit.) a testimoniare come la radice di un fagiolo possa spostare un peso di qualche chilogrammo e, dal canto suo Georges de Mestral nell’ottobre del 1952 deposita il brevetto per un “tessuto tipo velluto” che conosciamo oggi come velcro.
L’inventore aveva notato che dopo le passeggiate con il suo cane doveva lisciarne il pelo togliendo delle palline, frutti di bardana, che si erano attaccate per contatto con quella pianta che assomigliava a un cardo. Altro che il cardo rosso e turchino del Carducci che l’asin bigio imperturbabile rosicchia (Davanti a San Guido, Rime nuove 1887). L’osservazione al microscopio gli permise di capire che ai peli del cane si attaccavano piccoli uncini elastici che una volta separati tornavano alla loro forma originaria.
In effetti, “basta osservare” come diceva Yogi Berra, mitico ricevitore dei New York Yankees che batteva mancino e tirava di destro per quei suoi 359 fuoricampo.
Tartarughe, insetti, polpi, scarafaggi, gechi, cani, pesci, felini e anche l’uomo con la sua inimitabile biochimica, le sue schiere di neuroni e la sua epigenetica che scandisce il modo in cui il DNA trasferisce le informazioni per il nostro vivere, sono li a offrire spunti.
Una radice che cerca l’acqua muovendosi tra imprevedibili ostacoli, un ramo che si allunga verso la luce o un polpo con le sue ventose intelligenti e multifunzionali sono tra i primi ispiratori dei robot soffici di Barbara Mazzolai tra l’Iit di Pontedera e di Genova.
Siamo già nella Fantaenciclopedia di Zzywwurath Adan (Manifestolibri, 2018) con il suo labirinto di intrecci e connessioni svolto in 1331 pagine.
Nel 2018 Frances H. Arnold del Caltech, con G.P. Smith e G. P. Winter, ha ricevuto il Nobel per la Chimica, la chimica verde che con un pizzico di ingegneria imita i meccanismi dell’evoluzione naturale (Micromega, 4/2019 p.213).
In questo scenario, dove imparare e mettere in pratica o se preferite mettere a fattor comune quello che si è imparato, colpisce il fatto che, in fondo, per la politica, proclami a parte, la scienza sia irrilevante (A.Viola, Micromega 4/4019 p.18). Pare, spesso, che manchino l’intelligenza ovvero lo sviluppo attivo dell’intendere e la genialità ovvero la felice intuizione. La natura è al tempo stesso intelligente e geniale. La Natura, come scrive la Mazzolai, bisogna imparare a rispettarla. Una speranza viene dalla unione per il clima del progetto Covering climate Now nato per colmare le carenze di informazione su ambiente e clima (F.Rampini, Repubblica 27 luglio p.34). Insomma, “Un vecchio e un bambino si preser per mano… il vecchio diceva, guardando lontano: “Immagina questo coperto di grano, immagina i frutti e immagina i fiori … il ritmo dell’uomo e delle stagioni…” Il bimbo ristette … poi disse al vecchio con voce sognante: “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!” (F.Guccini, 1972).





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