La partecipazione dell’Italia alle Olimpiadi di Tokyo 2020 è a rischio?

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Il Cio potrebbe sospendere o ritirare il riconoscimento olimpico del nostro paese – e quindi anche i Giochi di Milano-Cortina – per opporsi a una legge del governo che mina l’indipendenza del Coni

Il presidente del Coni Giovanni Malagò (foto: PHILIPPE LOPEZ/AFP/Getty Images)

Esiste una possibilità che l’Italia venga estromessa dalle Olimpiadi di Tokyo del 2020 e che la sede dei giochi olimpici invernali del 2026 non sia più Milano-Cortina, che ne ha appena vinto l’assegnazione.

Martedì 6 agosto il Comitato olimpico internazionale ha aperto alla possibilità di sospendere o ritirare il suo riconoscimento, come extrema ratio per opporsi a una legge delega voluta dal sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti che permette al governo di intervenire sulla riorganizzazione del Coni, il Comitato olimpico nazionale italiano presieduto da Giovanni Malagò, intaccandone di fatto l’autonomia.

L’avvertimento non ha sortito nessun effetto e in serata il provvedimento è stato approvato con 154 sì, 54 no e 52 astenuti.

Secondo il governatore della Lombardia Attilio Fontana, la situazione non è preoccupante e Milano-Cortina resta a tutti gli effetti la sede dei Giochi olimpici del 2026. Lo stesso hanno detto anche diversi esponenti della Lega, ma tra i banchi dell’opposizione c’è chi la pensa diversamente. Una tra tutti è la senatrice Pd Simona Malpezzi, secondo cui le prossime Olimpiadi sono a rischio. Come siamo arrivati fin qui, e cosa contesta il Comitato olimpico internazionale?

Le preoccupazioni del Cio

Il Cio – così chiamato dalle iniziali del nome originale francese – sostiene che il Coni dovrebbe rimanere autonomo e indipendente. Le attività e le decisioni prese dovrebbero essere in linea con la Carta olimpica, promuovere il movimento olimpico nel paese e incoraggiare lo sviluppo dello sport. Questo non esclude affatto una cooperazione con il governo: ma il Coni, così come tutte gli altri Comitati olimpici internazionali, dovrebbe agire libero da ogni interferenza da parte dell’esecutivo, che dovrebbe solo essere di supporto nelle sue attività.

La legge delega, sostiene il Cio, va nella direzione opposta a questi principi. Il timore principale riguarda la riorganizzazione del Coni per effetto di decisioni unilaterali prese dal governo, la sottrazione di alcune competenze – come la distribuzioni dei fondi alle cooperative – e della gestione di una buona parte dei finanziamenti pubblici annui. Tra le altre cose, il provvedimento prevede infatti che parte delle entrate che il governo versa al Coni vengano divise tra Coni e il suo braccio operativo, Sport e salute, il cui azionista unico è il ministero dell’Economia.

Il Cio ha espresso tutte queste preoccupazioni in una lettera recapitata a Giovanni Malagò poco prima dell’approvazione della legge, invitandolo a farsi portavoce di questi timori. “Le entità che compongono il Coni dovrebbero rimanere vincolate agli statuti del comitato, della Carta olimpica e agli statuti delle organizzazioni sportive internazionali alle quali sono affiliate. Dovrebbero inoltre rendere conto completamente al Coni per ogni specifica assistenza finanziaria e tecnica che possono ricevere”. Si è poi appellato alla collaborazione tra le parti per risolvere il problema, anche tramite un incontro presso la sede del Cio a Losanna.

Il sottosegretario allo Sport Giancarlo Giorgetti ha però assicurato che questa riforma sarà attuata con equilibrio, misura e realismo e, a tempo debito, verranno chiariti tutti i dubbi originati da quello che considera un semplice fraintendimento.

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