Lega e M5s litigano anche sulla Gronda di Genova

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Le crisi di fiducia, come quella che Matteo Salvini ha evocato per descrivere lo stato dell’arte dei rapporti con Luigi Di Maio, si tirano dietro dissidi di contenuto, di strategie per il Paese. E il punto interrogativo incandescente, al di là dei rapporti tra i due vicepremier, è questo, cioè se e come può andare avanti un governo che ha cementificato la sua natura bipolare sui programmi. Alle Autonomie e alla flat tax si è aggiunta la Gronda di Genova, che significa infrastrutture, quindi scelta politica che necessita di un orientamento netto: si costruisce o non si costruisce? Come per la Tav, Lega e 5 stelle parlano due linguaggi diversi. Toninelli rilancia il no dei pentastellati alla realizzazione dell’opera da parte di Autostrade, i leghisti insistono in direzione opposta. Sentite cosa dice a Huffpost Edoardo Rixi, già viceministro alle Infrastrutture in quota Carroccio: “Quello dei 5 stelle è un no che fa male a Genova e alla Liguria e che equivale a regalare soldi ad Autostrade. Noi abbiamo sempre cercato soluzioni ma se arrivano sempre no, niet, è inutile perdere tempo e sedersi”.

Il copione governativo sulla Gronda (l’opera autostradale per il raddoppio dell’A10 a Genova) riflette l’incomunicabilità interna all’esecutivo, che si traduce in una non soluzione. I 5 stelle hanno un’esigenza e questa esigenza è che la Gronda non può essere costruita da Autostrade. Il crollo del ponte Morandi ha segnato un Rubicone che non ammette retromarce: Di Maio e i suoi hanno promesso la revoca della concessione e intendono andare avanti su questa strada. Questa esigenza si è fatta obbligo dopo l’ingresso di Atlantia, che ha in pancia Autostrade, nel salvataggio di Alitalia. Come ha ribadito più volte lo stesso Di Maio per provare a smussare i contraccolpi della capriola (i Benetton da carnefici a salvatori della patria), un conto è la compagnia aerea, altra storia è la concessione autostradale. Danilo Toninelli ha ribadito oggi il concetto: ”É sospeso l’iter autorizzativo perché è in corso di avanzamento il procedimento amministrativo che potrebbe portare alla revoca della concessione”. Non è una posizione inedita, ma in una giornata segnata da forti fibrillazioni ai vertici e crisi di fiducia che possono sfociare in crisi di governo, è una posizione che genera nuova tensione dentro al governo. Perché la Lega è contraria. “La Gronda – insiste Rixi – è stata finanziata in grande parte con i pedaggi degli automobilisti e quindi si fa un regalo ad Autostrade se si blocca l’opera”. Il Carroccio è aperto a soluzioni alternative, come quella del commissario, ma la convinzione è che vada seguita la strada maestra. Anche perché, come si diceva, la questione va avanti da un anno, da quando cioè è crollato il ponte Morandi. “Il Mit – incalza ancora l’ex viceministro leghista – doveva porsi subito il problema, non oggi”. 

E qui si genera il cortocircuito del governo. Il futuro della Gronda? Non si sa. Rixi promette che la Lega porterà avanti la strada già segnata di fatto da oltre dieci anni. Ma questa strada implica che sia Autostrade a realizzarla. I 5 stelle su questo punto sono inamovibili. Dal quartier generale di Toninelli si sottolinea che è in corso un’analisi costi-benefici. Valutazioni in corso, quindi, che non escludono la possibilità di una realizzazione della Gronda con l’obiettivo dichiarato di spendere meno rispetto ai 4,2 miliardi previsti dal progetto di Autostrade. Ma a una condizione e cioè che non sia Autostrade a portare avanti i lavori. Le distanze dentro al governo sono cristallizzate. 

E la Gronda allora? Il governatore della Liguria Giovanni Toti è furioso: ”É incredibile che sia ministro delle Infrastrutture qualcuno che le infrastrutture non le vuole fare”. Conftrasporto si scaglia contro “l’ideologia di governo”. Toninelli si difende. Fonti del Mit tirano in ballo il governo Gentiloni e spiegano che tutto si è fermato perché allora non è stato firmato un decreto interministeriale con cui andava bollinato il Pef (il Piano economico finanziario) aggiuntivo della concessione Aspi, “che contemplava l’investimento nella Gronda”. Ma fonti vicine al dossier spiegano che in realtà il tema è un altro e tutto sul groppone di Toninelli. Sulla scrivania del ministro c’è il piano esecutivo di Autostrade. Si trova lì dallo scorso settembre e senza il via libera a quel piano, spiegano le stesse fonti, i cantieri non possono partire. E poi c’è il dibattito aperto sullo stato dell’arte della Gronda perché se per Toninelli è un iter che non si è concluso, per Autostrade l’opera avanza. L’iter del progetto – dice Aspi in una nota – si è “definitivamente concluso con l’approvazione del progetto definitivo da parte del Mit” il 7 settembre 2017 e con l’approvazione del piano di convalida nell’aprile del 2018. 

Fuori dalla diversità di vedute ci sono i fatti. Gli espropri sono quasi ultimati: il 92% tra unità abitative, imprese produttive e terreni che potevano avere un’interferenza con la Gronda sono state espropriate. Autostrade, inoltre, ha già avviato le gare di pre-qualifica in modo da recuperare tempo. Queste operazioni sono state autorizzate dallo stesso ministero delle Infrastrutture: gli espropri con il via libera al progetto definitivo mentre le gare sono state bandite sul sito del ministero (valgono 490 milioni). É evidente che lo stallo è tutto politico. Fosse un nodo solo, la questione sarebbe quantomeno polarizzata. Ma i nodi sono doppi perché doppia è la faccia del governo. Le due facce non si guardano, non si parlano, non trovano una sintesi. La Gronda resta lì, abbozzata e destinata a restare imprigionata in queste dinamiche. 

 



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