L’Italia, un Paese fondato sul cibo contraffatto: solo quest’anno sequestri per 34 milioni

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In questi 10 anni il mercato illegale dell’agroalimentare si è modificato, ramificandosi in tutti i settori, non solo quello relativo alla produzione delle materie prime, ma dando indicazioni sia nel settore della trasformazione che della distribuzione, fino poi a quello dello smaltimento. Si è passato dal tradizionale caporalato, sfruttamento delle risorse umane, al mercato online.

Si stima che nella UE entrino ogni anno 121 miliardi di euro di merci false. I prodotti maggiormente oggetto di illecito sono perlopiù gli stessi: vitivinicolo, zootecnico e conserviero, senza ovviamente dimenticare la ristorazione. È quanto denuncia l’associazione ambientalista “FareAmbiente” che oggi alla Camera ha riunito rappresentanti delle Istituzioni, Nas, Guardia di Finanza e membri dell’ispettorato qualità repressione frodi per la presentazione del rapporto frodi agroalimentari 2019.

Con ben 3 milioni di euro al giorno, quello della contraffazione alimentare è diventato un vero e proprio business non solo per la criminalità organizzata, ma anche per l’agrofurbo “fai da te”. Altra problematica che si è manifestata in questi anni è stata l’avanzata delle fake news. Con l’avvento del web 2.0 e della facile accessibilità nel mondo dell’informazione non professionale, le notizie distorsive o false sono diventate una vera piaga, tanto che oggi si può parlare di mercato nero dell’informazione.

Per l’Ispettorato qualità repressione frodi i controlli antifrode nel 2019 sono stati 54.098, di cui 40.301 ispettivi e 13.797 analitici. Gli operatori ispezionati sono stati oltre 25mila. Sono ben 17.600, le tonnellate di merce sequestrata per un valore totale di oltre 34 milioni di euro. Nella black list dei prodotti più soggetti a illeciti sono stati inseriti: il vino, con una crescita del 75% , la carne con +101%, le conserve con +78% e lo zucchero. Nel corso delle operazioni di controllo, sono stati sequestrati prodotti agroalimentari per oltre 17,6 milioni di kg, per un valore di oltre 21,8 milioni di euro, a cui vanno ad aggiungersi oltre 12,2 milioni di euro di beni mobili e immobili, per un totale del valore di sequestri di oltre 34 milioni di euro; 561, è il numero degli interventi fuori dei confini nazionali e sul web a tutela del Made in Italy agroalimentare.

Per i NAS invece sono stati effettuati 51.194 interventi a livello nazionale che hanno fatto emergere 13.555 situazioni non regolamentari, pari al 26% degli obiettivi oggetto di accertamento che hanno portato all’arresto di 80 persone. Per quanto riguarda la filiera alimentare, i Nas hanno compiuto 31.479 interventi che hanno rilevato 10.672 irregolarità e portato all’arresto di 13 persone. Oltre 23mila e 800 tonnellate e 14 milioni 70mila confezioni di alimenti irregolari sono stati sequestrati e sottratti prima del consumo.

Oggetto di controllo, con importanti riflessi anche economici, la ristorazione per la consumazione di pasti fuori casa. Sono stati ispezioni 11.954 esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti, con 5245 strutture irregolari. Un dato molto interessante è quello relativo alle regioni maggiormente “fraud food”. Sono alquanto discordanti i dati per regione fra il 2018-2019: se nel 2018 la regione più illegale per l’agropirateria è stata l’Emilia Romagna (Zootecnia, Conserviero), nel 2019 il triste primato è stato attribuito all’Umbria (Cerealicolo, Oleario). Per Frodi UE Illeciti erogazioni 2019 la Sicilia è la regione con più illeciti (3.150.700,34), nel 2018 invece è stata la Calabria (1.185.960,64);

Per quanto riguarda le azioni poste in essere dagli uomini della guardia di Finanza si evidenzia come il prodotto più sequestrato, in quanto risultato non conforme alle normative, è risultato essere il mosto per 700 mila litri seguito dalla la categoria alimentari per quasi 300 mila kg di prodotto e dal vino e lo spumante per il quale sono stati 145 mila litri di prodotto sequestrato. Dato in linea con molte altre forze di polizia.

Se nel 2009 il 46% dei soggetti è risultato essere a conoscenza del significato di frode alimentare indicandola come “modifiche apportare intenzionalmente sui prodotti alimentari per ricavarne illeciti guadagni”, nel 2019 quasi il 78% conosce cosa sia una frode e ben il 65% la riesce anche a riconoscere. Il consumatore oggi è più attento e come primo approccio (80%) legge l’etichetta sia per controllare la scadenza, sia per individuarne la provenienza. Purtroppo si evidenzia come la fiducia nei controlli non è ottima: per il 58% degli intervistati la filiera dei controlli non solo è distorta, ma è a volte anche non in regola. Molti dei consumatori sono convinti che quello che si fa, e soprattutto le pene sono troppo blande (32%), il 69% del campione ritiene necessario conoscere il nome delle aziende che delinquono.

FareAmbiente per il 2019 propone “il fraud food angel”: esperti a supporto delle strutture sia ristorative che della distribuzione affinché facciano da interfaccia fra i consumatori e le imprese. Il fraud food angel potrà da un lato aiutare i consumatori in caso di illeciti e dall’altro quelle imprese che decideranno di sottoscrivere un protocollo di intesa per consentire la presenza nelle strutture e/o supporto e consulenza in caso di sequestri e chiusure forzate.



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