Lo “spacca-Italia” spacca il governo: salta la riunione sull’autonomia del Nord

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È bastato che i governatori di Lombardia e Veneto sostituissero «cialtronata» con «farsa» per far dire al premier Conte che «i toni erano cambiati» e che era pronto perciò ad incontrarli sulla spinosissima questione dell’autonomia rafforzata del Nord o dello spacca-Italia, secondo la vulgata del Sud. Contento lui… In realtà non è cambiato  niente, se non che ora sono tutte le regioni a pretendere uno strapuntino al tavolo della discussione e ciascuna con un proprio cahier de doléances. Prove tecniche di secessione morbida, più o meno consapevole, che il povero Conte ora non sa più come fronteggiare. Il suo “Piano per il Sud” è merce già avariata dal momento che anche i governatori meridionali si sono incamminati lungo il sentiero della rivendicazione di maggiore autonomia o, è il caso del siciliano Musumeci, del rispetto di quella già ora operante.

Zaia contro Conte: «Non firmo accordi-farsa»

In realtà, la vicenda è tutta politica e sta in questi termini: Salvini non può che pretendere il rispetto del contratto di governo sull’autonomia rafforzata se vuole impedire che la fronda di Fontana e Zaia (quest’ultimo ha detto che non sottoscriverà «accordi-farsa») contro Conte si trasformi in un insidiosissimo fronte interno della Lega. Ma è la stessa ragione per cui Di Maio è costretto a frenare: dare via libera allo spacca-Italia è come ammettere di aver svenduto il Sud in nome della poltrona e aprire un’autostrada alle ambizioni del rivale Fico, tornato proprio in queste ore a lanciare appelli «a non dividere il Paese». In mezzo c’è Conte, sollecitato sempre più apertamente dall’establishment ad affrancarsi dalla soffocante tutela dei suoi “vice” e a spiccare il volo verso un proprio movimento personale. Una sollecitazione il cui obiettivo è l’incontro con il Pd, non a caso già in pieno psicodramma per la decisa opposizione dei renziani a qualsiasi  ipotesi di collaborazione con i grillini.

Rinviato il vertice di Palazzo Chigi

Di fronte ad uno scenario tanto incandescente, non stupisce affatto la notizia dello slittamento a domani della riunione ristretta prevista per oggi a Palazzo Chigi sulle autonomie. Oltre a quella di Conte, erano previste le presenze dei ministri Stefani e Bonisoli per la parte sulle sovraintendenze e i beni culturali, i due viceministri dell’Economia, Castelli e Garavaglia, per la parte sulle risorse finanziarie. È la conferma che sull’autonomia rafforzata la politica non ancora deciso. Un tavolo tecnico ora non serve.

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