ma il torneo più balneare ha perso la sua stella

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QUI L’INTERVISTA ORIGINALE DI SLOBODAN MARTIC

Avrete sicuramente visto questo video. Un giornalista italiano fa una domanda a Djokovic in inglese – naturalmente con un accento italiano, dopo la finale di Melbourne. “7 Australian Ooopens, 15 Slaaams” la cantilena dell’italiano all’inizio della domanda. Not too baaad” (“Non così male”) lo interrompe Novak, anche lui in una cantilena inglese-italiana. Djokovic si mette poi a ridere per una ventina di secondi abbondanti, come tutta la sala, per poi aggiungere un “Niente di particolaaare”. Mancava solo il classico saluto italiano con la mano.

È diventato subito virale” afferma al riguardo Ubaldo Scanagatta, l’autore della domanda cantilenante e famoso giornalista, nell’intervista realizzata per la BBC. “Siete diventato una star mondiale” gli dico. “Sì, me lo dicono tutti, ma preferirei comunque diventare una star per la qualità del mio giornalismo” mi risponde con un sorriso. Scanagatta è esattamente questo: molto, molto di più di quella conferenza per i media che lo ha reso famoso in tutto il mondo. In agosto compirà settant’anni e nella sua testa custodisce tutta la storia del tennis: questo Wimbledon è il 154esimo torneo del Grande Slam che segue dal vivo. “Sì, sono vecchio, ma ho un’ottima memoria… In tre minuti potrei elencare tutti i finalisti di Wimbledon dal 1968 e forse anche i risultati”. E con una simile leggenda del giornalismo e del tennis si può parlare di tante cose.

Ubaldo Scanagatta – Wimbledon 2019 (foto S. Martic)

LA SFIDA Sì, abbiamo un buon rapporto” dice Ubaldo con un sorriso, dopo che ho citato Djokovic. “Lui parla italiano e dato che ancora adesso in tanti appena mi vedono mi dicono ‘not too baaad’, scherziamo sempre sulla cosa. Credo comunque che tutti i giocatori mi rispettino veramente”. Ci dice che è sempre stato indipendente e che “non ho mai fatto sviolinate a nessuno. “Se penso che qualcuno sbagli, anche Djokovic, lo scrivo. Indipendenza e spirito libero, sono due cose molto importanti per un giornalista” aggiunge Scanagatta, dando inconsapevolmente una importante lezione di giornalismo al novellino con cui sta parlando. Parliamo negli ampi spazi riservati ai giornalisti stranieri del Media Center di Wimbledon, pieno di monitor e di gente che corre in giro tutta agitata.

Avevo visto Scanagatta dal vivo per la prima volta qualche giorno prima, nella conferenza stampa di Djokovic dopo la vittoria al primo turno, dove anche si era sentita la cantilena. “Dobbiamo proseguire, il tempo è scaduto” aveva detto in quell’occasione l’anziano signore che aveva il ruolo di moderatore, cercando di concludere la conferenza stampa. Ecco, solo ancora il nostro amico dall’Italia” aveva aggiunto Djokovic, indicando con un sorriso alla sua destra. La domanda di Ubaldo era sulla pressione che il ruolo di favorito esercita sui giocatori, considerato che i giovani – come Tsitsipas e Zverev – era usciti al primo turno. “Bisogna conviverci“ aveva risposto Novak. “Not tooo baaad” aveva aggiunto Ubaldo.

Sì, lui e Djokovic hanno un buon rapporto, ma c’è di mezzo anche una specie di debito. “In Australia, prima della semifinale, gli ho detto di portare la racchetta per giocare un po’ e lui rispose che l’avrebbe fatto. Poi però il giorno dopo faceva talmente caldo che non si è allenato, e così ho perso l’occasione di giocare con lui afferma Scanagatta. “È in debito con lei” osservo. “Sì è in debito, spero se ne ricordi. Diglielo. Digli che ‘devi a Ubaldo una partita di tennis’. Tre minuti, di più non ce la farei” risponde sorridente. “Ho giocato con Monica Seles, con McEnroe, con Borg, con Navratilova, con Laver… Mi piacerebbe giocare un pochino con Djokovic”.

 

BOLOGNA, OTRANTO, ROMA, GORIZIA Scanagatta dice di sé che è “praticamente nato in un tennis club” a Firenze, di cui suo padre era presidente. Per questo motivo iniziò a giocare a tennis già a quattro anni, arrivando sino alla rappresentativa juniores italiana e alla borsa di studio per proseguire gli studi negli USA. “Sono stato un discreto tennista e poi direttore del torneo di Firenze, cosa che mi ha aiutato più avanti nel giornalismo. Come direttore del torneo ho conosciuto Ilie Nastase con la sua futura moglie, e anche con Lendl avevo un buon rapporto, perché una volta era in ritardo ad un match e pregai il suo avversario di attenderlo. “Ma dai” gli dissi “tanto lo batterai comunque. Perse” ricorda Scanagatta, ridendo di cuore.

Ora, dice, è tutto diverso. “È passato tanto tempo… Quando ho iniziato ad occuparmi di tennis le palline erano bianche, questo fa capire quanto tempo è passato. Oggi se si vuole parlare con un determinato tennista bisognare fare una specifica richiesta ed avere uno specifico permesso, che non si riuscirà ad ottenere se non supplicando”.Se questo è così diverso, che dire del giornalismo. “Quando ho iniziato, in alcune redazioni non c’era neanche la carta, dovevi portartela da casa. Dovevamo dettare il testo agli stenografi e fare lo spelling di ogni singolo nome, perché generalmente non sapevano di tennis e non sapevano come si scrivesse Bjorn Borg.” E come si scriveva?  “Borg – Bologna, Otranto, Roma, Gorizia e questo non era un problema, immagina Gerulaitis – Gorizia, Empoli, Roma, Udine, Livorno, Ancora, Imola, Torino, Imola, Savona” aggiunge subito.

Ubaldo Scanagatta nella sala stampa di Wimbledon (foto S. Martic)

I “LIKE” Dalla dettatura degli articoli, alle macchine da scrivere e internet, fino al conteggio dei “like” e delle condivisioni sui social. Come sopravvivere? Bisogna adeguarsi ogni giorno risponde Scanagatta, impartendo un’altra lezione di giornalismo. “Dodici anni fa – abbastanza presto, considerando la mia età – capii che Internet sarebbe diventato importante e pensai che poteva essere una buona idea creare un sito web di tennis. Iniziammo come blog, con circa 300 visitatori al mese, e ora Ubitennis ha 100.000 visite al giorno. Che non è per niente male, considerando che stiamo parlando di tennis e non di calcio”.

Qualche attimo dopo il 69enne si mette a parlare di argomenti di cui i suoi coetanei non sanno assolutamente nulla – i social network. “Conservo ancora adesso gli accrediti stampa di Wimbledon del 1974 e del 1976, nei quali non c’era la foto” dice, estraendo lo smartphone dalla tasca. Perché lo fa? Per mostrarmi la fotografia di questi accrediti sul suo profilo Instagram, naturalmente. “Ho messo l’accredito di quest’anno e l’ho pubblicato, ma mi hanno detto che è vietato, perché qualcuno potrebbe scansionarlo e creare problemi di sicurezza. Ho dovuto togliere questa foto… Ecco quanto tutto è cambiato”.

Comunque, Scanagatta qualche problema ce l’ha con alcune delle cose del mondo d’oggi. “È dura” risponde semplicemente alla mia domanda su cosa pensa del giornalismo attuale. “Ad esempio, non dovremmo accettare l’idea che tutta la conferenza stampa per i media, subito dopo la conclusione, sia già disponibile su YouTube. Federer dice qualcosa, noi gli facciamo le domande e qualcuno che sta seduto a casa vede tutto prima che il giornalista abbia il tempo di trascrivere la dichiarazione, senza parlare dell’articolo da scrivere. Per quale motivo, allora, i media dovrebbero mandare qualcuno ai tornei ed investire denaro?”.

ASHE VS CONNORS Il nostro colloquio viene interrotto improvvisamente da una voce femminile: “Comunicazione importante <una tennista di cui non mi ricordo il nome> sta per raggiungere la sala interviste per la conferenza stampa con i media”. Scanagatta, naturalmente, si interrompe un momento per ascoltare e capire se si tratta di una informazione importante per lui. Non lo è e si gira di nuovo verso di me. Dato che ha trascorso dei decenni nel tennis, mi interessa sapere se ha dei tennisti preferiti.

Come giornalista, più di tutti mi piaceva Ivanisevic” risponde subito. “È molto spiritoso ed ha sempre rilasciato ottime interviste. Dopo di lui, nella mia classifica dei primi tre, ci sono Roddick e Safin”. Se si parla solo di tennis sceglie McEnroe. “Siamo amici, l’ho portato in giro per Firenze con lo scooter. Era incredibile, aveva una sensibilità, un talento… Se dovessi di nuovo pagare il biglietto per guardare giocare qualcuno, lo pagherei per McEnroe”. Ed il torneo preferito? “Come giornalista, mi piacciono Wimbledon e Roland Garros, perché i match finiscono in tempo e non devo scrivere fino alle cinque di mattina. Come spettatore… Wimbledon è particolare, l’atmosfera e l’erba fanno di questo torneo un qualcosa di diverso da tutti gli altri”.

Si passa poi a parlare dei match che ricorda in maniera particolare, e anche qui ci sono solo nomi leggendari. “Uh, McEnroe quando nel 1984 vinse 82 partite su 85, la sua finale con Lendl al Roland Garros e la finale di Davis dove venne sconfitto. E quando il nostro Panatta vinse il Roland Garros, dopo aver annullato un match point nel primo turno, la vittoria di Ashe qui nel 1975 contro Connors. Non posso dimenticare le WCT Finals tra Rosewall e Laver nel 1972 e nel 1973, e l’incredibile vittoria di Chang al Roland Garros 1989… Ce ne sono tante”.

Slobodan Martic, autore dell’intervista, con Ubaldo Scanagatta

LO SPORT MIGLIORE Per la fine dell’intervista ho lasciato una semplice domanda: cos’è il tennis? Credo sia il miglior sport del mondo” risponde Scanagatta “È il più complesso. Per prima cosa, sei da solo – anche se hai tutto il team attorno a te, tutti i problemi in campo li devi affrontare da solo. Secondo cosa, devi affrontare molte sconfitte, devi essere forte mentalmente e fisicamente, e devi avere anche un po’ di talento. Questa combinazione non si trova in nessun altro sport. In una squadra puoi nasconderti, ma vinci se Messi o Ronaldo giocano con te, ma anche Cruijff poteva perdere se non aveva dei bravi compagni di squadra. Qui è semplice – se sei bravo, vinci. Per questo il tennis è il migliore“.

Queste sono le parole dell’uomo che ha seguito 46 Wimbledon, 44 Roland Garros, 35 US Open e 29 Australian Open e chissà quanti altri tornei di livello inferiore e quante conferenze stampa. Perciò non è importante se in una di queste, come ci dice,  “Ho chiuso un pochino gli occhi. Colpa del jet-lag”.

Questo Wimbledon è il mio primo torneo del Grande Slam e in assoluto il primo torneo di tennis in cui sono inviato, merita imparare qualche trucco del mestiere dai colleghi più esperti. Qualche consiglio? “Non preoccuparti, imparerai di giorno in giorno e sono sicuro che non ci saranno problemi… Io avevo 24 anni quando ho iniziato… Tu solo impara, questo è quanto” dice Scanagatta.



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