Mafia, Catania: confisca definitiva dei beni per 10 milioni di euro agli Ercolano

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Con il pronunciamento della Cassazione, diventa definitiva la confisca dei beni per dieci milioni di euro a Vincenzo Enrico Augusto Ercolano di 49 anni, figlio del patriarca Filippo Ercolano deceduto anni fa, ritenuto uno dei vertici storici della famiglia catanese di Cosa nostra, e di Grazia Santapaola, sorella di Benedetto (“Nitto”), capo di “cosa nostra” catanese. Il provvedimento è stato istruito da diverse risultanze investigative, in particolare, dall’operazione “Sud Pontino” del 2006 e dall’operazione “Caronte” del 2014, oltre che da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che lo hanno indicato quale autore di numerosi crimini tra cui estorsioni, minacce e violenze, intestazione fittizia di beni.

Nello specifico, la più ampia operazione della Dia denominata “Sud Pontino”, con cui fu smantellato un sodalizio criminale che aveva al centro dei suoi interessi l’importante Mercato Ortofrutticolo di Fondi, ha fatto emergere la sua figura di gestore e controllore nel settore dei trasporti, in nome e per conto della mafia. Le indagini hanno riguardato i vertici dei clan camorristici dei Casalesi e dei Mallardo di Giuliano (Napoli), alleati con le famiglie siciliane dei Santapaola Ercolano che operano nel catanese, ma con solide diramazioni anche all’estero.

Le indagini hanno permesso di accertare che Vincenzo Ercolano aveva la disponibilità esclusiva della società “Geotrans Srl”, di cui curava in piena autonomia l’intera attività amministrativa, per quanto fosse formalmente intestatario solo del 50% delle quote del capitale sociale, nonché la totale riconducibilità di altre ditte, utilizzate per “recuperare” patrimonio aziendale e clienti della “Geotrans”, quando questa era già stata posta sotto sequestro. La società costituiva il frutto delle sue attività criminali, che gestiva con modalità tipicamente mafiose, impedendo la libera attività degli altri imprenditori in quel settore e imponendo l’entità delle tariffe da praticare (stabilite nei termini più vantaggiosi per la sua impresa), in modo tale da condizionare pesantemente il libero mercato, soprattutto nella zona di influenza.

Con l’operazione della Dia di Catania finiscono nelle casse dello stato il 100% delle quote, con relativo patrimonio aziendale, delle seguenti società: la Geotrans Srl: costituita nel 1993 da Vincenzo Enrico Augusto Ercolano e dalla sorella Palma Cosima, 56enne di Catania, operante da anni nel settore del trasporto su gomma e della logistica, divenuta, in breve tempo, leader in tutta la Sicilia; la Geotrans Logistica Frost Srl: società controllata dalla Geotrans Srl per il 99% e per l’1% da Vincenzo Ercolano, costituita nel 2009 da altri soci, che, successivamente, cedevano le proprie quote agli Ercolano; la R.C.L. Società Cooperativa Arl: società costituita nel 2014 da alcuni dipendenti della Geotrans Srl; la E.T.R. di Ercolano Cosima Palma – Impresa Individuale: costituita nel 2001 e attiva nell’autotrasporto per conto terzi. Le società hanno un valore complessivo di dieci milioni di euro.

Con il medesimo decreto disposta la misura di prevenzione speciale  con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni nei confronti di Vincenzo Ercolano, oltre al versamento di 20 mila euro a titolo di cauzione. Oltre all’applicazione dei divieti previsti dal codice antimafia, ovvero l’impossibilità di conseguire licenze o autorizzazioni, concessioni di qualsiasi genere, iscrizioni negli elenchi di appaltatori o di fornitori di opere, beni e servizi per la pubblica amministrazione e qualsiasi tipo di erogazione pubblica.

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