Malpensa, taxi rifiuta la corsa per Varese: «O Milano o niente». Riesplode il caso

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Malpensa taxi rifiuta corsa

MALPENSA – Non sono bastate le incursioni di Striscia la notizia e nemmeno la sospensione della licenza al taxista che si rifiutò di caricare due anziani disabili a mezzanotte inoltrata. Il rifiuto della corsa – un illecito – continua a essere una cattiva abitudine per i taxisti di Malpensa. Devi andare a Varese? Scordatelo. O Milano o niente. L’ultima denuncia risale a giovedì scorso.

 A Varese non ci vado

Terminal 1, è mattina presto. Dopo una notte intera trascorsa in aereo e uno scalo a Dubai ad allungare il viaggio, per Sonia Prevedello e suo marito manca soltanto l’ultima manciata di chilometri per arrivare a casa. «Buongiorno, dovrei andare a Varese», chiede gentilmente al primo taxi in fila. «Mi spiace ma io non la porto, vada giù di fronte alla stazione che magari la caricano», risponde bruscamente l’autista prima di ricominciare a chiacchierare con il gruppetto di colleghi. E dire che ci sono almeno quaranta auto bianche in coda e di clienti nemmeno uno. Ciononostante nessuno si fa avanti.

E’ un illecito

La sua risposta è purtroppo una frase ricorrente che da sempre ci si sente ripetere di fronte all’aeroporto, una cattiva abitudine – peraltro è un illecito di legge – che decine di denunce di clienti, interventi della Regione, sollecitazioni dei sindaci del territorio e nette prese di posizioni delle associazioni di categoria ancora non sono riuscite a debellare. I taxisti, dopo ore di attesa, non vogliono sentire ragioni di perdere la redditizia corsa su Milano che vale 95 euro come tariffa fissa. Eppure non possono rifiutarsi, ma lo fanno, come testimonia il racconto di Prevedello di ritorno dalla Malesia. Una vacanza splendida, tranne il finale. «Ed è la terza volta che mi accade a Malpensa. Un viaggio a Varese in taxi costa almeno 75euro, eppure si rifiutano».

Problema irrisolto

E’ormai evidente che non funzioni la soluzione varata qualche anno fa, ovvero la possibilità per il taxista che ha compiuto una corsa inferiore alla mezz’ora di rientrare in coda come quinto. E’ un rischio che pochissimi operatori si sentono di prendere, perché bastano due semafori rossi per sforare il tempo concesso. E se già andare a Gallarate e tornare è un rischio, spingendosi fino a Varese è praticamente impossibile riuscire a compiere la corsa entro i trenta minuti. Per Prevedello, dunque, non c’è stato nulla da fare. Con suo marito è dovuta rientrare in aeroporto, scendere fino alla stazione ferroviaria e lì cercare un “taxi locale”, così come li chiamano gli autisti di Milano, che finalmente l’accompagnasse a casa.

Denunciare l’unica contromossa

L’unica contromossa per gli utenti è denunciare, ovvero prendere il numero di targa (o di licenza) e poi recarsi all’ufficio della polizia locale di Malpensa oppure contattare telefonicamente il Consorzio taxi. Chi non carica il cliente può rischiare grosso, finanche essere accusato di interruzione di pubblico servizio. E oltre a un’ammenda salata, la commissione disciplinare istituita dalla Regione può arrivare a sospendere la licenza. Possibile che si debba arrivare a tanto?

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