media & sipario – Caetano Veloso & figli in concerto @ Genova. Anche la luna rende loro omaggio

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16 luglio 2019, occasione unica per vedere sullo stesso palco Caetano Veloso, artista che non ha bisogno di presentazione, accompagnato dai tre figli: Moreno, Tom e Zeca

LIVE REPORT – Si annunciava come serata-evento, ciliegina sulla torta di un Festival che ha riportato Genova nei circuiti internazionali, e così è stata. Facile profezia, quando di mezzo c’è uno degli artisti più influenti della musica popolare del Novecento, non solo di quella brasiliana. Nella sera della luna oscurata, al Festival di Nervi di Genova c’era un pezzo di Brasile. Non le luci di Rio, sicuramente lo skyline di Bahia. Non solo sul palco, ma anche in platea. E se il Brasile, non da oggi, ha una voce in grado di cantarne tutto il suo fascino, questa è senza dubbio quella di Caetano Veloso. Non da oggi, ma d’ora in poi ancor di più, tocca a Caetano interpretarne l’anima più autentica, popolare ed insieme raffinata e colta visto che la musica popolare brasiliana – e non solo – è da poco rimasta orfana della fantasia di Joao Gilberto, scomparso proprio questo mese.

caetano veloso al microfono

Va in scena anche una bella storia di famiglia, tutta unita nella musica, perché quella dei Veloso da sempre ha familiarità con le note. A partire da Dona Canô, la mamma di Caetano, e Maria Bethania, la sorella. Oggi, Dona sarebbe orgogliosa di vedere sullo stesso palco suo figlio ed i suoi tre nipoti – Moreno, Zeca e Tom – che le dedicano “Ofertorio”, che è anche il titolo del disco più recente dell’artista brasiliano. Orgogliosa e contenta di sentir sfilare una serie infinita di acquerelli, fragili e delicati, sintomi di una carriera iniziata, discograficamente, nel 1967. Bozzetti, declinati in un’atmosfera intima, solo chitarre, qualche percussione e sprazzi di tastiere suonati da Moreno e Zeca. Un quartetto affiatato, in cui ognuno dei figli contribuisce al repertorio di Caetano, oppure presenta una propria composizione.

i quattro veloso sul palco

Hanno particolarità diverse, i tre “ragazzi”. Non solo influenze musicali, anche religiose. Hanno due madri diverse, a cui dedicano un pezzo ciascuno. Insieme, suonano in un continuo gioco di richiami e rimandi che sa vestire i brani più noti e quelli meno conosciuti con uguale intensità e passione. Come l’omaggio a Joao Gilberto, ed insieme alla tradizione italiana, da sempre frequentata ed amata da tutti gli autori brasilian, un tributo che arriva con “Estate” di Bruno Martino, in una versione da brividi. E già che siamo in una notte di eclissi lunare, ci pensa Moreno a dedicare al padre una perla della tradizione napoletana, “Luna Caprese”, epiteto di quella “Luna Rossa” che Caetano ha più volte cantato ed inciso.

caetano veloso

L’amore per il nostro Paese non è un mistero, Veloso ha scritto per il cinema di Michelangelo Antonioni e omaggiato, più volte, l’arte di Fellini. Nazione quasi di adozione, dopo che, nel 1968, era stato costretto ad abbandonare il Brasile, dove aveva trascorso diversi mesi in prigione per “attività anti-governative”. Insieme con Gilberto Gil e Chico Buarque furono costretti a scappare in Europa perché i loro testi erano considerati sovversivi dal governo militare. I primi due si fermarono a Londra, Buarque si stabilì a Roma.

le mani sulla chitarra

In Italia – dove nel 1990 ha ricevuto il Premio Tenco – ha sempre avuto una folta schiera di ammiratori, fin dai tempi di Tropicália e dei Doces Barbaros, il gruppo formato con Maria Bethânia, Gilberto Gil e Gal Costa. Naturalmente, tracce di quegli anni affiorano anche sul palco del Festival di Nervi, così come i lavori dell’età matura, come “A Tua Presença Morena”, “Trem das cores”, “Oração Ao Tempo”. C’è grande armonia, tra musicisti e pubblico, quasi un rito purificatorio e salutare al quale non si è sottratto chi ha avuto la capacità di ascoltare con il cuore, prima che con udito e vista. Come un direttore con i suoi orchestrali, così Caetano Veloso sa rapire chi assiste ai suoi concerti, filosofia della vita, prima che show musicali. E’ non è un caso che, quando le luci del palco si spengono, anche la luna può, davvero, coprirsi tutta. [Foto: Studio Leoni di Genova, fotografi ufficiali del festival]

(articolo di Alessandro De Falco – riproduzione non consentita)

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