Milano, la «città più città d’Italia» vista con gli occhi degli scrittori

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Milano? «È polverosa e teatrale, come uno schizzo ad acquarello fatto da mano energica». Scriveva Virginia Woolf nel suo diario. E il Duomo? «Un autocrate dell’architettura», ribatteva Mark Twain. «È cupa, scomoda e fredda», notava Dostoevskij, però ha dei bei postriboli registrava Kafka, e «poi vista dall’alto è unica» aggiungeva Hermann Hesse . Milano, tra ’800 e ’900 pullulava di scrittori: sia stranieri in visita sia italiani che venivano a cercar fortuna nella grande industria editoriale. Ognuno metteva nei diari, nelle lettere o nei romanzi le sue impressioni. Un libro appena uscito: «Milano. Dicono di lei» (Elleboro Editore, 15 euro) ha raccolto tutte queste dediche alla città organizzandole in un rete di percorsi letterari.

La cover
La cover

Il libro sarà presentato nel corso di Bookcity. Due giornalisti accompagneranno il pubblico in una passeggiata letteraria per la città sulle orme dei grandi scrittori che l’hanno vissuta e narrata. Le guide leggeranno brani tratti dall’antologia camminando con il pubblico attraverso una serie di tappe narrative. L’obiettivo è portare i lettori alla scoperta di angoli e scorci che spesso non ci sono più fisicamente ma rivivono attraverso le descrizioni. «Al turismo letterario — ironizzava il poeta Delio Tessa — si consigliano le strade asfaltate e le carte dell’Automobil Club. Su quelle e con quelle si va comodamente da strofa in strofa come da chilometro in chilometro». Una tra le passeggiate classiche suggerite dal libro passa «in carrozza» lungo il Corso di Porta Venezia con Stendhal e Lord Byron, fa una deviazione in via Bigli dove Honoré del Balzac corteggiava la contessa Clara Maffei ed Eugenio Montale si rifugiava in casa, si ferma alla Scala, ricordando «la paura» di Dino Buzzati. E poi ritorna in Galleria per bere un calice di bianco con Tommaso Marinetti, Ernest Hemingway, Giuseppe Ungaretti e Giovanni Verga che definiva Milano «la città più città d’Italia».

Non mancano capitoli dedicati ai luoghi della grande letteratura milanese del ’900: la città di ringhiera di Carlo Dossi e Alda Merini, la narrativa partigiana che inizia la su epopea in Corso Sempione grazie ad Elio Vittorini, la Boheme di Brera immortalata da Luciano Bianciardi, la Borsa e la piccola borghesia degli affari narrata da Carlo Emilio Gadda, la città operaia del Ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori. Il percorso delle citazioni parte dal centro per arrivare alla periferia e alle aree industriali che fanno da sfondo ai noir di Giorgio Scerbanenko.

20 luglio 2019 | 08:26

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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