“Non può essere una moneta sovrana” – Repubblica.it

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MILANO – L’arrivo di Libra, la criptovaluta lanciata da Facebook, non lascia indifferenti i governi europei. Dal G7 finanziario di Chantilly, a scagliarsi contro la nuova moneta digitale è il ministro delle Finanze Bruno Le Maire secondo cui Libra “non può diventare una valuta sovrana”. “Bisogna considerare tutti i rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo internazionale”, ha aggiunto in un incontro con la stampa.

Un nuovo affondo che si è ripercosso sul mercato delle criptovalute, con il Bitcoin di nuovo in calo in area 9.400 dollari con un tonfo di oltre 25 punti percentuali su una settimana fa. La nuova fase ‘orso’ delle criptovalute è stata innescata dai giudizi negativi espressi dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e da quello della Federal Reserve, Jerome Powell, su Libra, la moneta virtuale che Facebook intende lanciare. Anche il Congresso è impegnato per trovare soluzioni legislative che possano regolamentare il comparto e molti parlamentari a stelle e strisce hanno criticato il progetto studiato da Mark Zuckerberg, sottolineando che, dopo il caso Cambridge Analytica, Menlo Park non merita troppa fiducia.

Anche il ministro italiano, Giovanni Tria, dal summit francese ha fatto eco a Le Maire, dicendo: “C’è una preoccupazione generale e la decisione è che questa preoccupazione si tradurrà in un’azione”. A chi gli chiede se sia un’azione di contrasto dell’iniziativa di valuta virtuale lanciata da Facebook il ministro ha indicato “un’azione per il controllo di quanto sta accadendo, la preoccupazione quindi darà luogo ad un intervento”.

Le Maire ha difeso invece l’imposta introdotta dal governo francese per tassare i cosiddetti giganti del web. Sui colossi digitali “abbiamo adottato una tassazione ragionevole, che non è mirata ad alcuna azienda o ad alcun paese in particolare” e su questo tema al G7 di Chantilly “mi aspetto discussioni dure e vivaci” con il segretario di Stato Usa Steven Mnuchin, ha detto Le Maire spiegando come – alla luce dell’evoluzione dell’economia globale, sempre più digitalizzata – “dobbiamo costruire la tassazione del 21mo secolo, non possiamo basarci su un modello del secolo scorso”.

Sulla fiscalità dei colossi del web, ma più in generale sull’armonizzazione della fiscalità per le grandi imprese, ha aggiunto Le Maire, “speriamo in un accordo nel 2020 sui principi e quindi le prime decisioni a fine anno”. “Un accordo a livello di G7 è decisivo: se non lo troviamo qui – ha osservato – francamente sarà difficile trovarlo fra i 129 paesi dell’Ocse”. Le Maire ha spiegato che in questa battaglia “abbiamo un alleato molto motivato, la Gran Bretagna, ma – ha sottolineato – abbiamo anche accettato di lavorare sulla base della proposta americana” che riguarda tutte le imprese che traggono una quota importante dei ricavi dal digitale. “Da parte francese è un gesto di apertura” ma – ha ribadito Le Maire – “vogliamo che sia presa in considerazione la specificità delle imprese digitali” .

Anche Tria è intervenuto sul punto, dicendo che “sui principi generali più o meno c’è un accordo generale, il problema è che poi sull’applicazione pratica il meccanismo concreto è molto complesso. Bisogna tener conto degli impatti sui singoli paesi e sulla crescita globale”.

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