Pallanuoto Italia maschile in finale, Stasera le donne a caccia dell’oro con l’Ungheria – La Gazzetta dello Sport

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Gli azzurri battono la Russia. Sugli spalti l’imprenditore chimico Capizzi, da Mondragone alla Russia, ha ripristinato l’efficienza della Scandone dopo il black out di stanotte

Parte bene il giorno della verità per le ultime squadre azzurre impegnate alle Universiadi che si chiudono domani. Poco fa l’Italia della pallanuoto guidata da Alberto Angelini ha superato la Russia per 14-6 guadagnandosi il diritto di giocarsi l’oro in finale domani alle 13 nella nuova “Scandone” che gli australiani hanno ribattezzato il “Colosseo degli sport d’acqua”. Stasera, invece, sarà il Setterosa a provocare un altro sold out nella finalissima con l’Ungheria. Proprio mentre gli azzurri del volley riempiranno il Palasele di Eboli per la sfida con la Polonia che mette in palio l’oro.

Black out

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La partita con la Russia è stata un derby per un imprenditore chimico di 61 anni, Giovanni Capizzi, originario di Mondragone, provincia di Caserta. Questo ingegnere vive infatti da 30 anni a Mosca e si occupa con la sua “Chemical” di 19 dighe con 20mila chilometri di acquedotti. Nella notte è intervenuto per “guarire” la “Scandone” e ripristinarne l’equilibrio dopo qualche ora di black out. “Ma sono felice, sono 40 giorni che vivo e dormo qua dentro”. La piscina sta facendo infatti una grande figura. “Quando capita un problema, dobbiamo sempre tener presente che parliamo di interventi su 3500 tonnellate di acqua, qualcosa come 200 container”. Ed esulta a in gol del napoletano Massimo Di Martire. “La prima cosa per una piscina? Che sia fatta di acqua potabile”.

Operazione Rio

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Capizzi è l’uomo che “curò” la famosa piscina dei tuffi di Rio, quella dell’acqua verde che aveva mandato nel panico mezza Olimpiade. “Stavo partendo per andare in vacanza al Polo Nord con la moto. Mi chiamò a telefono la vicesindaco di Rio de Janeiro. Pensai a uno scherzo, ma era tutto vero: partii immediatamente con 200 chili di prodotti. Il problema era nato dall’eccessivo riscaldamento dell’acqua”. Fatto sta che in 2-3 giorni la “terapia” funzionò. E l’acqua della “Scandone” a che temperatura è? “Loro, i giocatori, chiedono 26 gradi, mentre io cerco di convincerli di non superare i 25”.

Dal Cremlino a Pelè

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Intanto l’Italia dilaga, finisce con la gente che canta “Ohi vita mia”. Capizzi, una grande passione per l’arte del Caravaggio, è un racconto dopo l’altro. Parla di quando intervenne per ripulire il fossato intorno al Cremlino, l’inizio della sua storia russa (e al tempo ancora sovietica). Ma poi torna al Brasile e al premio per aver salvato l’Olimpiade dei tuffi. “Una cena con Pelé, questo fu il premio. Ci mettemmo a parlare di calcio, ma quando gli dissi che ero napoletano, cambiammo discorso…”.

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