“Più voli e aeroporto più grande, ma adesso aspettiamo Alitalia”

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«Io vorrei che i genovesi facessero come negli anni ‘70, quando si portavano i bambini a veder partire gli aerei. Magari dalla nuova terrazza, che sarà aperta a tutti, non solo ai passeggeri, e che offre un panorama unico, dalla Francia a Portofino. Anche perché mi piacerebbe che i genovesi venissero a vedere il lavoro che stiamo facendo, quanto siamo cresciuti, e che finalmente diventassero tifosi del loro aeroporto». Paolo Odone, presidente di Aeroporto lancia l’appello ai genovesi, spesso molto critici verso lo scalo, affinché vadano a conoscere il Cristoforo Colombo. Magari proprio prendendo un aperitivo nella nuova terrazza, che viene inaugurata oggi, e che sarà aperta non solo ai passeggeri ma a tutta la città e che potrà ospitare feste ed eventi. Ma questo è solo un piccolo tassello di un lavoro di riqualificazione dello scalo, del valore di oltre 11 milioni di euro, che dopo, la firma della convenzione con Enac, può finalmente partire. Nel restyling un nuovo padiglione di circa 5.500 metri quadri, su tre livelli che porterà più spazi per servizi ai passeggeri e aree commerciali, nuovi impianti tecnologici e nuovi gate d’imbarco. «Vorremmo partire con i cantieri entro la fine dell’anno – spiega Odone – anche perché l’aumento dei voli, che con l’autunno sarà praticamente raddoppiato rispetto a due anni fa, ha evidenziato qualche problematica strutturale e il sabato e la domenica c’è un affollamento difficile da gestire».

Lavori che permetteranno, inoltre, di fornire un migliore collegamento con il territorio anche se l’apertura della passerella, che collega la Stazione di Sestri Ponente, ha già dato buoni risultati. «La passerella realizzata è stato un uovo di Colombo – prosegue Odone – ma abbastanza costoso visto che le Ferrovie hanno speso quasi tre milioni. La struttura, però, ha fatto riscoprire la nostra metropolitana ferroviaria che mette a disposizione dello scalo, ogni 20 minuti, 30 treni dal Levante e 40 dal ponente. A questo punto, una volta usciti dalla stazione, transitando dalla passerella, si trova il Flybus che, ogni quarto d’ora, ti porta in Aeroporto. E tutto questo permette di raggiungerci spendendo cifre molto basse. Abbiamo, comunque in previsione un progetto molto più ambizioso, quello della stazione di Genova- Erzelli Aeroporto, che avrà anche la teleferica. Questa è una struttura già finanziata per la quale, però, bisogna ancora attendere di trovare una destinazione ai contenitori della Derrick, che sono stati spostati a Sestri Ponente per il cantiere del Terzo Valico». Tante idee, quindi, per uno scalo che, negli ultimi anni, ha finalmente iniziato a “macinare” passeggeri e che, vista la posizione strategica sembra essere osservato, con molta attenzione, dalle compagnie low cost.

«Sta andando molto bene la Russia, con la compagnia Pobeda, che sta portando notevoli incrementi. In questa stagione estiva, confrontando i dati con l’estate 2018, che era stata esplosiva e aveva raggiunto un +33% sui voli internazionali, vediamo un ulteriore aumento di questo voli, del 16,5%, che vuole dire che i genovesi utilizzano l’aeroporto per le vacanze, ma anche che molti stranieri vengono qui. E questo è un dato importante in un momento in cui il turismo non ha numeri troppo brillanti. Per le prossime rotte, guardiamo ad altri vettori importanti, low cost, che per ora non scalano da noi in maniera adeguata». Restano, però, alcuni nodi, come quelli legati al costo delle rotte più legate al business, come il volo per Roma. «Qualche opzione c’è – spiega – ad esempio, per le aziende, abbiamo messo a punto dei carnet, a costi agevolati. E anche i privati possono avere prezzi interessanti, ma devono organizzarsi per tempo, perché si esauriscono velocemente. Ma questo fa parte, comunque, del mercato, e avviene in tutto il mondo. Se decidi all’ultimo momento paghi una tariffa molto cara, sei sfruttato. Ora aspettiamo che si risolva l’annosa vicenda Alitalia per dire la nostra, magari coinvolgendo anche le istituzioni perché stiamo pagando un tributo esagerato a una mancanza d continuità territoriale, che a volte blocca anche il business».

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