Politica, privacy e internet: il parere dell’esperta

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*di Sarah Yacoubi – Il nostro mondo, così come la nostra vita, è costantemente collegato alla rete e alla tecnologia che ci circonda, la cosiddetta “internet of things“. Siamo pronti a scommettere che la prima cosa che fate dopo esservi svegliati, o prima di andare a dormire, è controllare il vostro smartphone alla ricerca di qualche “notifica” persa.

La paura più grande delle generazioni nate dopo il 2000, non è il “futuro incerto” ma la mancanza di connessione dati o, peggio ancora, avere la batteria scarica. Questo perché essere tagliati fuori dal mondo, pur non essendo esiliati su un’isola deserta, è un incubo più che reale per una generazione dipendente e schiava della tecnologia.

Nei prossimi anni, potremo capire meglio quale sono le regole poste a difesa della riservatezza e della libertà di scelta sapranno ergersi a barriera dalle manipolazioni occulte rese possibili da uno scenario tecnologico in continua, irrefrenabile evoluzione. Il normale cittadino sta diventando una persona digitale, vive attraverso la tecnologia che gli è messa a disposizione. Ma non ne domina i meccanismi che la animano. Per questo, è indispensabile che le istituzioni ad ogni livello e latitudine regolamentino e controllino l’ecosistema digitale, tanto più in riferimento alle libertà democratiche. Ed assumano condotte etiche e responsabili, rimettendo gli utenti e i loro diritti al centro dei loro modelli di business.

Tutti abbiamo paura che i nostri dati sensibili arrivino nelle mani di grandi e malvagie multinazionali pronte a sfruttarli per arricchirsi vendendole al miglior offerente. Ma anche i governi nazionali e i “potenti” di turno temono questo scenario, perchè le informazioni, saranno la merce di scambio del futuro e la loro protezione (almeno in Europa con il il GDPR) è argomento di forte interesse.

Viviamo tutti in un’unica grande società digitale incentrata sull’informazione personale, ciascuno di noi rilascia quotidianamente migliaia di tracce elettroniche su sistemi interconnessi che afferiscono alla medesima rete. Internet è l’ecosistema virtuale in cui le persone riversano una quota importante della propria esistenza. Oggi non c’è circostanza nella nostra vita che non transiti dal web: siamo sempre connessi quando lavoriamo, intratteniamo relazioni, compriamo voli, consultiamo referti medici, paghiamo tasse e fatture, stipuliamo finanziamenti, esprimiamo opinioni, lasciamo disposizioni testamentarie. I nostri dati anagrafici, i rapporti affettivi e professionali, le abitudini quotidiane, le inclinazioni e convinzioni di ogni genere (religiose, politiche, filosofiche, sessuali), la capacità o propensione economica, le speranze e le paure più profonde: tutte queste informazioni sono già online da qualche parte. Alcune di esse sono già palesi e pronte ad essere date in pasto al profilo individuale, altre sono velocemente desumibili grazie algoritmi di analisi correlata largamente in uso.

Se le persone vivono sempre connesse e se tutte le informazioni sono online, non c’è da stupirsi che ci siano innumerevoli organizzazioni interessate ad accedere a quei dati, ad analizzarli per restituirci messaggi mirati a venderci qualcosa o a convincerci di qualcosa. In primis, ovviamente, le aziende che oggi possono fruire di servizi di targeted advertising sempre più evoluti e a basso costo: sono ben più efficaci delle vecchie campagne pubblicitarie “erga omnes” perché  grazie all’analisi su base individuale di gusti e abitudini – arrivano solo a chi ha un potenziale interesse all’acquisto del prodotto specifico.

Non sfugge a nessuno, siamo entrati in una nuova dimensione spazio-temporale della politica. Nei soli ultimi 3 anni, in concomitanza di tornate di voto che hanno profondamente cambiato lo scenario della politica internazionale, sono emersi fenomeni che hanno confermato come la Rete e la digitalizzazione di massa stiano profondamente trasformando le tradizionali strategie elettorali e, più in genere, il modo di fare politica. I modelli di organizzazione, le forme di partecipazione, gli strumenti di analisi e i mezzi di comunicazione si stanno adeguando al contesto digitale e chi ha saputo utilizzare in modo più incisivo, i diversi attrezzi del cyber-toolkit è riuscito a spostare voti e, talora, a condizionare esiti referendari ed elettorali.

Un primo aspetto da considerare riguarda la comunicazione politica  che si è fatta più social del modo con cui la politica cerca di raggiungere e convincere l’elettorato (esempio youtube, twitter, ecc.)

Se il web è la “piazza” maggiormente frequentata dalla massa, è lì che la politica deve essere particolarmente presente per attirare attenzione e reperire consenso; e, sul web i social rappresentano al contempo il megafono con cui di spiegare il proprio verbo e il palco da cui scrutare le reazioni degli astanti. Lo sbarco sui social della politica è un vera rivoluzione, e i vantaggi per chi fa propaganda sono evidenti.

Concludendo, si può serenamente affermare che la tecnologia sta riformulando anche i paradigmi di partecipazione politica e democratica. si traduce in una infinità di dati online Questi dati devono essere maneggiati con correttezza e trasparenza da chi è legittimato a raccoglierli e devono essere protetti dai cyber rischi che costellano l’universo interconnesso.

Più strumenti smart utilizziamo più saranno necessarie infrastrutture adeguate per reggere questa mole di traffico digitale che oltre ai dati più comuni deve proteggere la nostra privacy, sempre più a rischio di intercettazioni.

* Privacy consulent- DPO

Docente Universitario (Trasparenza, Anticorruzione e Privacy)



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