Pronto soccorso, troppi pazienti «si arrendono»  – Trento

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Trento. Su 224 mila pazienti che nel 2018 sono andati al pronto soccorso, circa 12 mila sono tornati a casa prima di essere visitati o comunque prima di aver terminato la procedura completa: si tratta del 5 per cento dei pazienti, che nel caso specifico dell’ospedale Santa Chiara salgono al 7 per cento. Un dato che si presta a una doppia lettura: un punto debole da migliorare secondo l’istituto Sant’Anna di Pisa che ha messo a confronto vari servizi sanitari regionali, bocciando il Trentino sotto questo punto di vista; ma anche la prova che molti pazienti chiedono aiuto al pronto soccorso senza averne reale necessità, con bisogni che dovrebbero essere soddisfatti da altri soggetti (medici di base e medici di guardia).

Codici bianchi e tempi d’attesa

«Nella maggior parte dei casi si tratta di codici bianchi – spiega il primario del pronto soccorso, Claudio Ramponi – che rinunciano a essere visitati di fronte a tempi di attesa che vengono percepiti come troppo lunghi. Un problema che abbiamo visto aumentare nell’ultimo periodo probabilmente in conseguenza delle difficoltà di organico che abbiamo nel nostro reparto». L’azienda sanitaria- come conferma il dottor Giovanni Guarrera, direttore del servizio ospedaliero provinciale – sta cercando di approfondire questo fenomeno per capire dove è possibile migliorare il servizio, in particolare sul fronte delle pratiche amministrative successive alla visita che scoraggiano una parte dei pazienti che tornano a casa in anticipo. Quanto ai tempi d’attesa va comunque rilevato che – a fronte di attese che in alcuni casi limite, per i codici bianchi, possono superare le sei ore – il 99 per cento dei codici gialli viene preso in carico in 10 minuti (nel caso dei codici rossi la procedura è immediata) e la maggior parte dei codici bianchi e verdi attende meno di mezz’ora dall’accettazione (triage alla prima visita), anche a Trento che è l’ospedale che sopporta il carico maggiore essendo la struttura “hub” di tutta la provincia.

Carichi di lavoro e personale

Le difficoltà di organico del pronto soccorso sono drammatiche e nemmeno gli ultimi tre bandi per la ricerca di personale pubblicati dall’azienda sanitaria hanno consentito di risolvere la situazione: non ci sono medici sul mercato del lavoro, un problema che va al di là dei confini del Trentino e che innesca una “gara” alla ricerca di liberi professionisti che vengono utilizzati per garantire il servizio. Al Santa Chiara quest’anno non è stato possibile sostituire le 5 dottoresse in maternità (come avveniva in passato) tanto che i medici in servizio devono sopportare turni di lavoro molto pesanti (domenica scorsa un turno di notte è toccato al primario) con ripercussioni anche sulle ferie. Per dare un’idea del carico di lavoro sopportato in questi giorni dal pronto soccorso del Santa Chiara di Trento ieri pomeriggio alle 14 e 30 c’erano 26 pazienti in gestione (12 gialli e 14 verdi) con altri 9 pazienti in attesa e quattro medici in servizio.

Il tipo di interventi

«I nostri medici sono formati per la medicina di urgenza, ma poi capita che il 70 per cento degli interventi sono di fatto medicina di base: questo ha effetti sull’organizzazione del servizio, ma anche sulle motivazione del nostro personale» spiega Ramponi. Di fronte a una serie di pazienti che si rivolgono al pronto soccorso anche per un banale mal di gola (accade anche questo) l’unica soluzione è una suddivisione di questo carico su altri componenti del servizio sanitario provinciale: «Conti alla mano – spiega il dottor Guarrera – tutti i codici bianchi e verdi che si rivolgono al pronto soccorso sono pari a un paio di pazienti in più per ogni medico di base. Una migliore suddivisione di questo carico di lavoro sarebbe la soluzione, anche considerando che l’ospedale è un’organizzazione complessa e non è il luogo giusto per ogni bisogno sanitario, in particolare per le patologie minori».



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