qui il nodo Tor Di Valle, lì la crescita di Real e Atletico

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Mentre a Roma si continua a combattere per tentare di poter costruire un progetto sportivo importante, altrove le cose si muovono con ben altre tempistiche e ben altri aiuti. Niente di illecito per carità, ma la notizia che arriva in questi giorni da Madrid rende bene l’idea di come due capitali europee vivano, e come vedremo hanno vissuto, situazioni completamenti differenti.

Un tesoro di nome Wanda

L’Atletico Madrid sta capitalizzando come meglio non potrebbe la costruzione del nuovo impianto. Il Wanda Metropolitano oltre che fruttare un importante incremento di fatturato, tra sponsorizzazioni e botteghino, sta permettendo al club dei Colchoneros di dismettere l’area del vecchio impianto. Proprio questa settimana sono stati venduti due dei tre lotti su cui sorge il Vicente Calderòn, attualmente ancora in fase di demolizione. Un’area complessiva di oltre 163 mila metri quadrati, e che ad oggi ha generato già 100 milioni di euro. I due lotti venduti confinano col Manzanarre e verranno utilizzati per l’edificazione di un comprensorio da 340 appartamenti di alto livello. Dal terzo lotto, il più grande, il club conta di ricavare almeno altri 80 milioni euro.

E questo, come detto, mentre la Roma cerca ancora di veder rispettato, molto semplicemente, quanto deciso dalla Conferenza dei Servizi nel gennaio dello scorso anno, e quindi di ottenere il via libera alla costruzione del proprio stadio a Tor di Valle. Sperando che questa volta l’incrocio Roma-Madrid sia diverso da quello che si consumò tra la fine degli Anni 80 e l’inizio degli Anni 90.

Dalla Magliana a Bernabeu

Questa volta protagonista fu l’altra squadra della capitale spagnola, allora niente affatto galactica. Alla fine degli Anni 80 il Presidente della Roma, l’ingegner Dino Viola, si vedeva negata ancora una volta l’autorizzazione per la costruzione di uno stadio alla Magliana, con un dietrofront improvviso ed inspiegabile del Comune, che invece preferì ristrutturare l’Olimpico. Fu un duro colpo per Viola e per le ambizioni della Roma, che da lì visse un periodo di crisi, di risultati e soprattutto societari, con la morte dell’ingegnere e la presidenza Ciarrapico.

In quegli anni come detto il Real era tutt’altro che galattico. In Spagna dominava il Barça di Cruijff ed i blancos vivevano una profonda crisi tecnica ed economica. A metà degli Anni 90 però le cose cambiarono, il club della capitale cominciò ad investire pesantemente sul mercato invertendo i rapporti di forza con la rivale. Sino ad arrivare ai grandi investimenti del nuovo millennio con la prima presidenza di Perez. Come fu possibile questo? Innanzitutto indebitando il club e poi trovando una soluzione immobiliare che permise di risolvere ogni problema economico e dare il via alla storia che tutti conosciamo.

Il Real, che già era proprietario del proprio stadio, dal 1963 era anche titolare della Ciudad Deportiva, un complesso sportivo voluto da Santiago Bernabeu, e realizzato in un’area che, originariamente in periferia, negli anni era diventata un nodo fondamentale dei trasporti fra il nord della città e l’area finanziaria. Facendone aumentare incredibilmente il valore. Ed è così che il club decise dapprima di indebitarsi fortemente con le banche, ottenendo la garanzia finanziaria della Comunidad di Madrid (l’equivalente, come tipologia di ente, della nostra Regione), e poi di andare all’incasso. Dopo aver ottenuto dal Comune, a prezzo di favore, un’area nel Parco di Valdebebas, vicino l’aeroporto internazionale di Barajas, iniziò la costruzione di un nuovo centro sportivo (che fu inaugurato nel 2005) dove trasferire le attività del club. Contestualmente fu venduta l’area della Ciudad a La Castellana ad un gruppo di immobiliari, che versò nelle casse della società 80 miliardi di pesetas, oltre 480 milioni euro, in un’unica soluzione, già nel 2001. Così si poté rientrare dei debiti e cominciare la costruzione di quella squadra che tutti conosciamo.



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