Roma, il Viminale sgombera e il Comune paga: l’emergenza fa tornare le cooperative. Gli sfrattati di Primavalle ospitati a peso d’oro

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Il Viminale ordina gli sgomberi, la Prefettura li calendarizza e la Questura li esegue. Ma poi, a pagare, è il Comune di Roma. A caro prezzo, perché gli alloggi pubblici disponibili non ci sono e bisogna chiamare in causa le cooperative. Le stesse che già gestiscono da oltre 10 anni i cosiddetti “residence”, per i quali in passato il Campidoglio ha speso anche 40 milioni di euro l’anno.

Alle coop, il Campidoglio è dovuto ricorrere pochi giorni fa, in occasione del discusso sgombero dell’edificio di Primavalle, dal quale sono state sfrattate con la forza circa 320 persone che occupavano la palazzina da quasi 20 anni. Un contratto di un mese – fino al 14 agosto – con la Medihospes Coop Sociale Onlus di Bari, per 170 persone, al prezzo complessivo di 64.386 euro, iva inclusa: 585 euro a ospite, che fanno 1756 euro per una famiglia di 3 persone. Un costo molto elevato, considerando che i due centri di accoglienza indicati, nei quartieri di Centocelle e Torrenova, hanno un’ampiezza media di 50 metri quadri.

La determina dirigenziale, firmata dal direttore del Dipartimento capitolino Politiche Abitative, è stata varata l’11 luglio scorso, 4 giorni prima dello sgombero, quello successivo alla comunicazione inviata dalla Questura di Roma al Campidoglio. Le strutture sono state selezionate al termine di una procedura d’urgenza “per il reperimento di strutture per l’accoglienza straordinaria di persone in condizioni di marginalità sociale” e la coop pugliese ha ottenuto i punteggi migliori, sopravanzando anche la Comunità di Sant’Egidio e la Croce Rossa Italiana. “È molto difficile che entro un mese, in pieno agosto, il Campidoglio trovi strutture alternative – sottolinea il segretario nazionale di Unione Inquilini, Massimo Pasquini – dunque è facile che si arrivi a una proroga, come avviene da anni per i residence“.

Va detto che l’elenco ufficioso degli sgomberi prioritari indicati dalla Prefettura di Roma era da tempo sulla scrivania dei responsabili capitolini. Dunque, c’era (e ci sarebbe ancora) tutto il tempo per programmare l’accoglienza. Le operazioni di sgombero che le forze dell’ordine dovranno portare a termine entro il prossimo anno sarebbero addirittura 25, lista in cui l’edificio di Primavalle era al primo posto. Ed è possibile che l’estate venga sfruttata per calendarizzare nuovi interventi. “Come possiamo accettare ancora nuovi sgomberi se non ci sono soluzioni per le persone che vengono poi lasciate in balia di cooperative?”, domanda Fabrizio Ragucci, segretario romano dell’Unione Inquilini. Che aggiunge: “Si pongono il problema Comune di Roma e Regione Lazio le amministrazioni di prossimità che sono preposte, secondo il decreto Sicurezza, a reperire gli immobili per consentire il passaggio di casa in casa di dover provvedere ai loro obblighi?“.

In totale saranno oltre 3.000 le persone coinvolte dagli sgomberi.  Secondo quanto scritto dal prefetto Gerarda Pantalone, a Roma “il fenomeno delle occupazioni arbitrarie di immobili è particolarmente diffuso“, con 11.000 persone che occupano in totale 82 stabili. Di questi quelli che destano più preoccupazione sono due immobili dove vivono circa 300 persone, uno in via del Caravaggio e un altro in via Tempesta, che saranno sgomberati entro il 31 marzo 2020. Da lì in poi si procederà invece agli interventi sui restanti 23 palazzi e strutture occupate illegalmente in tutta la città.

Il lungo elenco comprende realtà diventate ormai storiche in città, per lo più legate a esperienze di sinistra radicale, come la Biblioteca Abusiva Metropolitana nel cuore di Centocelle o il Museo dell’Altro e dell’Altrove di via Prenestina. Una struttura, quest’ultima, che è costata caro allo Stato italiano, condannato a pagare un maxi-risarcimento di 28 milioni di euro per la “mancata prevenzione dell’occupazione” e la successiva “mancata repressione” degli abusivi. Nella lista ci sono anche edifici di proprietà delle municipalizzate capitoline e di enti statali, un’ex clinica di lusso, la casa delle donne “Lucha y Siesta” ma anche un’ex residence ed un hotel in disuso. Il programma degli sgomberi prenderà il via la primavera ma, per rendere compatibile l’esecuzione con le capacità assistenziali del Comune, sarà diluito in un arco temporale pluriennale, con una media di quattro interventi l’anno.

Nessuno spazio fra le priorità, invece, per la sede di Casapound di via Napoleone III, nei pressi della Stazione Termini. Se ne dovrà occupare la Procura di Roma dopo la denuncia del Demanio che ha anche avviato ufficialmente la procedura per lo sgombero “Finalmente – commenta la sindaca, Virginia Raggi – Bene, questa situazione non è più tollerabile. Basta privilegi sulle spalle dei cittadini”. “Pugno duro” viene chiesto anche dal Pd, che lancia un appello affinché “non si facciano due pesi e due misure”. Mentre fratelli d’Italia chiede che per l’assistenza alloggiativa sia data la precedenza agli italiani. E la Lega in Regione Lazio esulta: “Finalmente la pacchia è finita sia per le occupazioni sia per i campi rom grazie al ministro dell’Interno Matteo Salvini!”.


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