Romano, Argelati, Cardellino: i blitz notturni nelle piscine di Milano

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Succede tutte le notti. Perché a volta bastano due sedie portate da casa. Una scaletta. O una spallata alla cancellata. Pronti, partenza: ciuf . Il bagno di mezzanotte da adolescente a Milano l’hanno fatto in tanti. Un classico dell’illegalità estiva. Quello di gruppo, portandosi dietro da bere. O quello romantico, che hanno già visto romanzato nei film. Come è successo nel tragico caso della notte tra giovedì e venerdì a Marco Scarcella, il ragazzo milanese di 28 anni, trovato senza vita alla piscina Sant’Abbondio. Alla fidanzata di 22 anni che era con lui è toccato dare l’allarme alle 3.20.

I bagnini spesso lo scoprono la mattina dopo, quando entrano in servizio. Trovano i resti della notte brava. Anche se raramente si verificano vandalismi, a parte la forzatura a qualche cancello. Il grosso dei controlli lo fanno i vicini di casa. Quelli che affacciano sulla piscina e loro malgrado hanno l’orecchio attento. Così ogni notte si ritrovano nella scomoda parte dei baywatch . Le pattuglie di polizia e carabinieri fanno il loro giro. Spesso scatenano il fugone generale. Difficilmente riescono a sorprendere qualcuno a mollo. E quando capita, di solito si ritrovano davanti minorenni terrorizzati. Parte qualche denuncia, ma il rito si ripete la notte dopo. «A volte te li ritrovi dentro in una quindicina. Il problema è quando vogliono forzare il bar. O la macchinetta dei caffè, per farsi anche solo manciate di monetine. Anzi, spesso vengono per quello», racconta un bagnino che chiede di restare anonimo. Perché dalle parti di Milanosport, e quindi del Comune, nessuno vuole commentare né fornire dati di un fenomeno difficilmente arginabile di cui comunque sono vittime.

Negli anni sono stati fatti sforzi per aumentare la sicurezza notturna degli impianti. Ogni piscina pubblica organizza le sue ronde notturne con la security. E ne vedono di tutti i colori. Per esempio quelli che scappano seminudi. Qualche sera fa, un ragazzo, con l’aria da figlio di papà, esaltando la sua anima ribelle aveva scavalcato insieme a due ragazze, come se la piscina fosse sua. All’arrivo della sicurezza è scappato, evidenziando il suo lato meno coraggioso, in costume, lasciando lì il resto della dolce compagnia. Le piscine indoor hanno gli impianti di allarme. Quelle all’aperto sono più difficili da «coprire» dalle telecamere. Alcune, tra vasca e contorno, occupano un’area di 4-5 mila metri quadri. Quasi come un campo da calcio in tutta ampiezza. Per questo le invasioni si ripetono con regolarità. La tragedia a Milano non si era mai verificata. Nell’agosto del 2016, all’Argelati era morto un 73enne cardiopatico. Ma era giorno e non bastarono gli sforzi dei bagnini per rianimarlo.

Le piscine pubbliche della città alle 19 chiudono i battenti. Troppo presto, per chi ama il rito dell’aperitivo o preferisce le ore più fresche. Qualcuno, come la Romano e i Bagni Misteriosi d’estate allungano di qualche ora. Ma la notte restano in balia di chi vuole sfidarle con la bravata. Quella dei bagni clandestini è un’emergenza che colpisce quasi tutte le piscine della città. Una delle più tartassate è la Sant’Abbondio, al Gratosoglio, dove nella notte di giovedì si è verificata la tragedia. Poi la Argelati, la prima piscina a cielo aperto costruita a Milano: dopo le tre di notte quando se ne vanno le pattuglie dei vigili in servizio per controllare la movida dei Navigli iniziano i tuffi. Molto frequenti sono anche le invasioni alla Cardellino, al Lorenteggio. E alla Romano, approfittando della cancellate del parchetto di via Ampere, nonostante sulle sue acque affaccino le finestre del comando di polizia locale di via Ponzio.

Il bagno di mezzanotte, ma anche quello delle 2, delle 3 o delle 4 è un fenomeno diffuso da sempre, che negli anni non è cambiato. Né nel bene né nel male. Una volta, si diceva, contava la zona della piscina. Quelle più malfamate erano più a rischio. Oggi i raid notturni non risparmiano nessuna vasca. «La realtà è che siamo un bersaglio facile», conclude un (altro) bagnino anonimo.

20 luglio 2019 | 08:16

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