Salvini arriva a Genova, sempre più ‘leader maximo’

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Domani (martedì) Matteo Salvini sarà a Genova per occuparsi del sequestro di beni della criminalità organizzata da usare poi a fini sociali per i cittadini. La visita fa parte d’un sistema di comunicazione da tempo in atto, e che è giusto e sacrosanto, al fine di valorizzare l’azione dello Stato contro le mafie e i frutti dei profitti illeciti.

La visita di Salvini in Liguria, al di là dell’obiettivo specifico, assume aspetti interessanti dal punto di vista politico, perché il leader della lega e viceministro è da giorni al centro delle polemiche che riguardano i rapporti tra la Lega e la Russia di Putin. Ci sono, nella vicenda, aspetti che riguardano la magistratura e anche aspetti non penali ma politici e di comportamento al centro d’un dibattito infuocato.

L’opposizione – in questo caso Forza Italia e Pd e alleanti del centro e della sinistra – spara a zero, come è ovvio e prevedibile, ma anche l’alleato di governo, il M5s, pende le distanze e, sia pure con termini moderati, chiede chiarezza.  Non possiamo prevedere gli esiti del “caso scottante” che ha anche agganci di politica estera che coinvolgono i rapporti con gli Usa e con l’Europa e che scaricano la Lega in una certa confusione di comportamenti. Ma, al tempo stesso, una riflessione di massima s’impone.

È indubbio che, in una prima fase dell’azione del governo gialloverde, Salvini si è mosso con maggiore abilità e anche con maggior sagacia degli alleati “grillini”, dimostrando una maggiore esperienza nella manovra politica e amministrativa, certamente frutto dei consumati precedenti nel campo regionale e comunale. I passaggi elettorali per le regionali, amministrative e per le europee, hanno premiato la abilità comunicativa di Salvini.

A questo puno  si è avvertita la sensazione che il leader della Lega, invece di giocare sulla base della classica esperienza politica del passato (la Prima Repubblica sarebbe stata un classico esempio), abbia in qualche modo perso la testa puntando a una promozione di se stesso come “leader massimo”, accentuando il modello populista-sovranista, senza più confronti né mediazioni di ogni genere, giocando sul fatto di non avere più quadri interni al suo partito in grado se non di contrastarlo quantomeno di mediare i suoi eccessi politici e soprattutto mediatici.

Uno dei comportamenti che rendono più perplessi è in un certo senso il rifiuto di riproporre a livello di governo il modello che, obiettivamente, continua ad avere successo a livello comunale e regionale, ovvero il centrodestra a tre, con Fratelli d‘Italia e con Forza Italia. Si tratta di un’alleanza che ha dato, tutto sommato, frutti non trascurabili e soprattutto ha mantenuto una immagine moderata, di cui la Lega avrebbe bisogno per evitare di finire imprigionata in una rete politica che la allontanerebbe dai ceti medi e in particolare dal mondo imprenditoriale e professionale medio e alto e da una larga parte dei ceti medi che attendono al ripresa e il riscatto.

Questa politica sarebbe stata la soluzione più abile e proficua e avrebbe portato portare alla caduta del governo e a nuove elezioni con la possibilità di uscire con una maggioranza assoluto a blindata. Salvini sembra invece aver imboccato la via, assai più pericolosa, del successo personale, quasi da “leader maximo”, per certi aspetti non dissimile da quella che ha portato un paio d’anni fa Matteo Renzi al disastro personale per non aver saputo mediare all’esterno ma anche all’interno del proprio partito.

La deriva dell’uomo solo al comando può, in certi casi, esaltare i protagonisti, ma è estremamente pericolosa perché non consente recuperi o rivincite. La lunga storia dei leader della prima repubblica (Fanfani, Moro, Andreotti, Nenni e così via) insegna pur sempre qualcosa. E’ illusorio fidarsi dell’entusiasmo degli italiani. siamo un popolo che è anche tifoso ed entusiasta,  ma solo per un attimo. Poi il distaccato cinismo e la diffidenza verso gli eccessi riprendono il sopravvento.

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