The Arrival – Recensione dell’horror ispirato al fenomeno di internet

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Uscito inizialmente nel marzo 2013 su PC, per poi approdare l’anno successivo anche su Xbox 360 e PlayStation 3, Slender: The Arrival si ripropone come titolo horror anche per la console ibrida, essendo stato infatti inserito nel catalogo eShop di Nintendo Switch a partire dal 20 giugno appena passato. Sviluppato da Parsec Productions e pubblicato sotto Blue Isle Studios, il titolo si riallaccia a quanto mostrato già in Slender: The Eight Pages, demo molto apprezzata dal pubblico del tempo e, soprattutto, diventata un vero e proprio fenomeno virale nel lontano 2012.

Presentandosi sicuramente più completo e curato rispetto alla breve premessa che l’ha anticipato, quindi, il titolo offre un’avventura che ci rende protagonisti (o meglio, vittima) degli incontri con il misterioso e letale Slender Man, indiscusso e stra-conosciuto personaggio principale di numerosissime creepypasta che l’hanno col tempo consacrato a figura leggendaria del web e del cinema. Di seguito ve ne proponiamo una recensione basata sull’edizione debuttata di recente sulla console Nintendo.

Slender: The Arrival

Trama e gameplay

Doverosa e iniziale premessa: al di fuori dei menù e delle interfacce di Slender: The Arrival (comunque molto scarne), il titolo è affrontabile esclusivamente in inglese: questo potrebbe essere un ostacolo per quei videogiocatori che non conoscono benissimo la lingua, poiché potrebbero perdersi parti di trama (di lettere, soprattutto) che fondano e che arricchiscono, seppur non di molto, l’esperienza di gioco.

Ad ogni modo, Il capitolo si apre con il nostro arrivo, all’imbrunire, in una desolata foresta accessibile unicamente a piedi. Lauren, la protagonista che guideremo per tutta l’avventura, dovrà quindi lasciare la sua macchina e proseguire verso un’abitazione poco distante con in mano solo la sua videocamera, pronta a riprendere e ad avvertirla di ogni fenomeno paranormale nei paraggi.

La casa verso la quale si dirige è quella della sua cara amica Kate, apparentemente scomparsa poco prima del nostro arrivo. Girovagando per le stanze abbandonate e messe quasi completamente a soqquadro, otteniamo un’utilissima torcia (meno utile nella modalità “hardcore”) e le chiavi della sua stanza privata, dalla quale avrà inizio (finalmente) la nostra avventura nel mistero e nell’orrore. Dopo quindi una lunga e poco produttiva premessa, abbiamo perciò accesso alla serie di capitoli che rappresenteranno le varie fasi dell’esperienza di gioco.

Il primo capitolo è The Eight Pages, e ricalca di conseguenza quanto mostratoci nella demo precedentemente uscita: ciò che dobbiamo fare è, infatti, raccogliere le 8 pagine di diario prima che Slender ci raggiunga e ci tramortisca. La peculiarità di tale gameplay, tuttavia, è che la modalità di apparizione degli oggetti nella mappa è, di volta in volta, del tutto casuale: questo preclude la possibilità di affidarsi a mappe o guide, poiché i punti di spawn degli oggetti che dobbiamo raccogliere – o attivare, come nei capitoli di gioco successivi – sono random e variano perciò a ogni sessione che viene intrapresa.

Slender - The arrival

Nonostante questa stramba scelta, tuttavia, forse voluta per infondere un po’ più di tensione e di difficoltà a tutta l’esperienza che il titolo vuole offrire al giocatore, non rende particolarmente complesso e complicato il proseguire dell’avventura. In poco più di due ore, infatti – due ore e sette minuti, per la precisione – è stato possibile completare completamente la campagna in tutte le sue fasi, pur considerando le incertezze iniziali che mi hanno fatto temporeggiare (inutilmente) su aspetti futili durante la prima esplorazione.

Il tutto, purtroppo, è condito da una trama poco motivante e stimolante, non in grado di tenere veramente incollato l’utente. Le lettere e tutti i documenti che è possibile ritrovare per le variegate mappe durante le esplorazioni non riescono ad arricchire più di tanto una sceneggiatura approssimativamente realizzata, e la conclusione del gioco non permette di comprenderne realmente l’efficacia comunicativa.

Trama di poco conto, in definitiva, e gameplay sostanzialmente ripetitivo. Inoltre, c’è da sottolineare anche che di horror purtroppo ce n’è veramente poco. È possibile in effetti considerare i reali elementi orrifici come una (poco efficace) triade: Slender, i suoi scagnozzi e i jumpscare. Se non fosse che, purtroppo, anche con i jumpscare alla fine dei conti si fa l’abitudine, e a parte qualche piccolo sobbalzo di tanto in tanto, non rimane poi niente a livello di coinvolgimento emotivo. Un gioco che, in buona sostanza, non spinge l’utente a volerlo giocare e rigiocare, poiché anche la modalità più difficile premia la pazienza (e, diciamocelo, anche la fortuna) del giocatore con un piccolo episodio aggiuntivo, volto a dare un po’ più di luce all’epilogo canonico.

Comparto grafico e audio

La grafica sfoggiata da Slender: The Arrival non si presenta proprio al massimo, ed è possibile evincere che il titolo sia basato su un porting preso dalla versione rilasciata su PlayStation 3. Oltre al fatto che alcuni oggetti non sono modellati in modo particolarmente efficace, il titolo si presenta agli occhi del giocatore con veramente pochi dettagli, pochi colori, e offre un’atmosfera più “piatta” e meno avvolgente rispetto a quanto, però, può abituarci il titolo se giocato su PlayStation 4. Ma al di là dell’aspetto grafico, da sottolineare come ci siano persino dei bug che confermato una poca cura ai dettagli da questo punto di vista.

Al primo capitolo, infatti, è possibile notare come le mura della casa di Kate non siano unite in un angolo, lasciando visibilmente scorgere l’interno dell’abitazione con relativo mobilio. Inoltre, in altri e più casi è possibile assistere a uno strambo, improvviso (e non previsto) fenomeno di “sollevamento” del terreno – glitch che avviene in alcuni punti specifici delle mappe, fino anche all’ultimo capitolo. Persino le ombre proiettate dalla figura della protagonista, a volte, lasciano a desiderare: in particolare, sempre nel primissimo capitolo l’ombra che lasciamo sulle mura di casa è estremamente “pixellosa”.

Slender - The arrival

Per ciò che concerne la luminosità  generale di Slender: The Arrival, essa risulta irrimediabilmente scarsa, sia in portatile che in dock mode. In portatile il problema è in aggiunta accentuato dalla finitura lucida dello schermo della console, e che a causa dei riflessi ne rende impossibile la fruizione all’aperto. A nulla serve regolare l’impostazione dal menù di gioco, poiché il titolo è fatto per essere sperimentato con toni particolarmente cupi e crepuscolari, e aumentare i valori non farebbe altro che aumentare la saturazione in maniera affatto utile e, anzi, terribilmente antiestetica.

Ciò che manca alla versione per Nintendo Switch è quindi un gioco di luci e di ombre ponderato, così come una giusta regolazione dei contrasti: se paragonata infatti a quelle rilasciate precedentemente sulle altre piattaforme, il porting per la console ibrida mostra un effetto poco soddisfacente da questo punto di vista, risultando a volte invalidante per l’esperienza di gioco – nel mio caso, ad esempio, è stato difficile notare dei particolari in realtà scontati e evidenti nelle altre versioni, poiché la scarsa luminosità mi ha impedito di notare porte o oggetti necessari per il proseguimento del gioco.

Il comparto audio è lasciato al minimo indispensabile, quindi niente OST mirabilmente orchestrate o musiche d’atmosfera sensazionali, se non per qualche saltuario intervento in grado di allertare il giocatore senza privarlo dell’effetto suspense. Altrimenti, gli unici suoni e rumori che possiamo percepire sono quelli ambientali, dati da criptici messaggi lasciati in segreteria, dagli scricchiolii o colpi sinistri volti a regalare jumpscare, così come dalle interferenze della nostra immancabile videocamera.

Tuttavia a volte è possibile notare come la cantilena (sempre uguale sulla maggior parte dei terreni) dei passi della protagonista non combaci perfettamente con quanto sta realmente avvenendo sulla scena; non di rado, in effetti, è possibile sentirla continuare a camminare nonostante ci siamo fermati davanti a un tavolo o una bacheca per leggere e raccogliere i documenti collezionabili necessari per proseguire con la storia.

Slender - The arrival

Come si comporta su Nintendo Switch?

Pur mancando la compatibilità con i sensori di movimento, l’iconica vibrazione dell’HD Rumble risulta essere molto ben ottimizzata: Slender: The Arrival si presenta quindi come uno di quei pochi casi in cui, a mio avviso, è veramente possibile parlare di un titolo terze parti che ha implementato come si deve questa singolare ed esclusiva feature di Nintendo Switch.

L’HD Rumble generalmente si attiva in concomitanza con le interferenze audio-video – quelle che preannunciano o accompagnano l’apparizione di Slender e dei suoi seguaci, per intenderci – e riesce a stare al ritmo delle stesse, risultando perciò efficace nell’intento di enfatizzare ulteriormente quei fenomeni paranormali dei quali siamo temporaneamente protagonisti e vittime passive (facendo aumentare, tra l’altro, il livello d’ansia e di suspense al giocatore).

La batteria, dal canto suo, non si comporta altrettanto bene: in portatile, con carica massima, si necessita di una prima ricarica già dopo neanche tre ore. Il software, tuttavia, non scalda esageratamente la console, e non richiede di conseguenza l’attivazione del sistema di raffreddamento.

Giudizio Finale

PRO

  • HD Rumble implementato efficacemente
  • Prezzo competitivo

CONTRO

  • Comparto grafico e audio poco curati
  • Gameplay ripetitivo, poco coinvolgente e troppo affidato alla fortuna



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