Una legge Beckham anche in Italia: così le stelle torneranno da noi – La Gazzetta dello Sport

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Ingaggi meno tassati a chi arriva dall’estero: i club di A aumentano il potere di spesa. Gli esperti di DLA Piper: “La nuova norma stimolerà il rilancio del calcio italiano”

Per anni i dirigenti italiani hanno denunciato gli aiuti di Stato ai club spagnoli, beneficiari della cosiddetta Legge Beckham che abbatteva le tasse nelle buste paga dei calciatori stranieri. Adesso una Legge Beckham ce l’abbiamo noi. E i ruoli si sono invertiti, col presidente della Liga Javier Tebas a dire, con un’esagerazione, che “in Italia i giocatori pagano 10 volte meno tasse che in Spagna” e il quotidiano El Pais a titolare “El “calcio” es un paraíso fiscal”.

I dettagli

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“La nuova norma è una bomba”, sintetizzano in coro Antonio Tomassini e Antonio Longo, avvocati esperti in materia tributaria e sportiva dello studio legale internazionale DLA Piper che organizza, domani a Milano, il seminario “Gli incentivi fiscali per gli sportivi professionisti che si trasferiscono in Italia: cosa cambia con il Decreto Crescita”. Obiettivo: approfondire le conseguenze della normativa e fornire alle società e agli sportivi gli strumenti per gestire al meglio i nuovi incentivi e coordinarli con gli altri regimi di favore già esistenti. Ma cos’è esattamente questa «bomba»? Parliamo della legge di conversione del Decreto Crescita che, tra le varie misure di stimolo, ha dedicato un capitolo al rientro dei cervelli introducendo specifiche agevolazioni fiscali per gli sportivi professionisti (quindi atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici) che hanno lavorato all’estero negli ultimi due anni e trasferiscono la residenza in Italia rientrando nella nozione di lavoratori «impatriati», siano essi italiani o stranieri. Per loro la tassazione ai fini Irpef si applica solo sul 50% del reddito imponibile prodotto: in sostanza pagheranno le imposte soltanto sulla metà delle loro entrate. Per la verità il provvedimento è ancora più vantaggioso per gli altri lavoratori, tassati solo sul 30% del reddito. Ma alla fine il Parlamento ha deciso di non premiare fino a tal punto i soggetti di un mondo dorato come il calcio, prevedendo pure una sorta di contributo di solidarietà, pari allo 0,5% della base imponibile, destinato al potenziamento dei settori giovanili. Noccioline rispetto ai risparmi ottenuti. Vediamoli.

Gli esempi

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Facciamo il caso di un calciatore professionista che da anni milita in un club estero e che si trasferisce in Italia quest’estate (con residenza fiscale dal 2020). Per garantirgli uno stipendio netto di 2 milioni annui, il club italiano acquirente applicherà le ritenute sull’imponibile ridotto del 50% e così l’ingaggio, a parità di importo netto, costerà 2,54 milioni (con un’Irpef di 539.270 euro) anziché 3,5 milioni (con un’Irpef di 1,49 milioni). Sì, c’è il contributo dello 0,5%, ma parliamo di poco più di 6mila euro. In sostanza, se prima una società italiana sborsava quasi il doppio rispetto a quanto entrava nelle tasche del calciatore, considerata l’aliquota massima Irpef del 43%, d’ora in poi pagherà meno di un terzo del netto. Adesso caliamo la norma nella realtà della nuova Serie A. Tra gli ultimi arrivi dall’estero, spicca l’esempio di De Ligt, al quale la Juve ha assicurato uno stipendio netto base di 8 milioni annui: il club bianconero avrebbe dovuto pagare, al lordo, 14 milioni, ma pagherà a regime 10,1 milioni grazie al Decreto Crescita, con un risparmio di 3,9 milioni, in base alle elaborazioni dello studio DLA Piper. Sul fronte Inter, Godin percepirà un ingaggio di 6,75 con un costo lordo per l’Inter di 8,5 milioni anziché 11,8 e un risparmio di 3,3 milioni. La norma non si applica solo ai calciatori. L’allenatore portoghese Fonseca, nelle ultime tre stagioni allo Shakhtar, con uno stipendio netto base di 2,5 milioni, costerà alla Roma 3,2 milioni con un beneficio di 1,2. Per la sola prima stagione il risparmio per le società sarà sostanzialmente della metà rispetto agli importi a regime, visto che il provvedimento scatta il primo gennaio 2020: sarà applicabile dai contratti sottoscritti quest’estate ma lo sconto sulla tassazione si concretizzerà solo nel secondo semestre (gennaio-giugno) del 2019-20.

Le ricadute

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Il nuovo regime fiscale per gli «impatriati» va ad integrare la precedente norma sui neo residenti (cioè all’estero in 9 degli ultimi 10 anni), che ha previsto un’imposta sostitutiva di 100mila euro annui per tutti i redditi di fonte estera. «Anche questa norma ha attratto l’attenzione di alcuni sportivi. Tuttavia può risultare più conveniente del regime introdotto dal Decreto Crescita qualora la parte di introiti da investimenti, diritti e in generale da redditi esteri sia decisamente preponderante rispetto ai compensi pagati dal club italiano», spiega l’avvocato Antonio Longo, riferendosi a quella stretta cerchia di stelle dello sport (come Ronaldo) che hanno ricchi contratti commerciali a livello internazionale. Fatto sta che le ultime misure possono rappresentare una svolta per la competitività e il potere di spesa delle nostre squadre. L’abbattimento dell’imponibile in busta paga, sebbene in teoria riguardi il lavoratore, in realtà dà una grossa mano al datore di lavoro che è il club. “Questo perché – dice l’avvocato Antonio Tomassini – tra atleta e società lo stipendio si negozia sempre sul netto. Il regime si inserisce nelle misure per attrarre capitale umano in Italia ed è al momento la più interessante agevolazione fiscale nel panorama dello sport professionistico europeo. Si spera che funga da stimolo per il rilancio dello sport italiano”.

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