Vìolano la Bolkestein, sequestrati i Bagni Liggia a Genova

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Sequestrato stamani uno stabilimento balneare a Genova Quarto, i Bagni Liggia. Secondo quanto appreso, i sigilli sono stati apposti dopo una sentenza del Tribunale del Riesame relativa a violazioni della cosiddetta ‘legge Bolkestein’. Sul posto polizia locale e Capitaneria di Porto di Genova. E il sequestro è destinato a propagare i suoi effetti in tutta Italia. 
“Adesso se da un lato devo restituire i soldi ai clienti dall’altro ho 8 dipendenti che non ho intenzione di licenziare. E non licenzio nemmeno il bagnino”, dice però Claudio Galli, titolare dello stabilimento balneare sequestrato stamani in esecuzione della sentenza. “Non licenzio il bagnino ma la barca di salvataggio non so dove metterla – ha detto -. Secondo la capitaneria dovrei metterla sul molo che è l’unica parte non sequestrata ma per riporla la sera devo violare i sigilli?”. Galli annuncia che si muoverà per vie legali: “Domani presenterò un esposto alla Procura – ha annunciato – per dire che esistono oltre 10 mila concessioni in Italia che sono nella mia situazione. Sono elencate nel database del Ministero delle Infrastrutture e del Ministero del Turismo e vi elenco le 453 autorità concedenti che vi chiedo di indagare”.

Il sequestro è stato chiesto dal pm Walter Cotugno, il magistrato che tra il 2005 e il 2006 sulle concessioni demaniali aprì una vasta inchiesta, mettendo sotto tiro i canoni fuorilegge e le aree affidate a titolo gratuito in tutta la provincia di Genova. E adesso la Procura della Repubblica ritorna: interpreta il monito della Corte di Giustizia. Gli alti giudici di Lussemburgo per la seconda volta hanno bocciato il decreto del Governo Monti del 2012, con il quale le concessioni balneari sono state prorogate fino al 2020. Va detto che nel 2009 il Governo Berlusconi aveva firmato una prima proroga. Inoltre, la scorsa estate il Governo Conte ha concesso un ulteriore slittamento con il decreto “Mille Proroghe”. E però la sentenza Ue, confermando le conclusioni a cui era arrivato nello scorso febbraio l’Avvocato Generale, dice che quel decreto oltre ad essere contrario al diritto comunitario, è illegale. E mette l’Italia in procedura di infrazione.

Il pm di Genova ritiene di non poter ignorare la “Bolkestein” e secondo lui l’Italia dovrebbe adeguarsi alla direttiva europea. Peraltro, la massima magistratura dell’Ue era stata investita del caso dai giudici italiani, chiamati a pronunciarsi su due contenziosi che riguardavano proprio concessioni balneari. La Corte lussemburghese, se da una parte dice che le concessioni dei beni demaniali (in particolar modo le spiagge) ai privati sono legittime, dall’altra ricorda che “devono essere oggetto di una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e trasparenza, in particolare un’adeguata pubblicità”. Devono essere bandite le gare di assegnazione. 
Il richiamo da parte della Corte europea già nell’estate del 2018 aveva sollevato l’indignazione dei titolari di stabilimenti balneari. “Riecco gli euroburocrati che distruggono la nostra economia”, hanno tuonato i balneari, da Santa Margherita Ligure a Sanremo, da Lido di Camaiore a Chioggia, da Rimini a Gallipoli, da Capri a Taormina.

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